Domenico Quaranta – Alice fa Yoga

Quando Alice incontra per la prima volta il Bianconiglio si sta annoiando, con sua sorella, sulla riva del fiume.

Lo insegue sotto la siepe, poi giù per un profondissimo pozzo, fino a una stanza piena di porte, bottiglie e dolcetti, e da lì a un mondo delle meraviglie che, con l’aiuto di Lewis Carroll, finirà per condividere con noi. Quando Alice incontra per la prima volta ConiglioViola si sta annoiando, da sola, davanti al computer. Procede svogliata da un link all’altro, pensando, come la sua omonima: “a che pro un libro senza le figure e i dialoghi”? È il 2001, e Internet, è, in buona parte, molto simile a un libro senza figure e senza dialoghi, un luogo votato alla serendipity ma al contempo piuttosto parco di sorprese.

Il ConiglioViola trascina Alice nel vortice di una esperienza surreale, una “meditazione” in rete. Davanti ai suoi occhi compare Yolanda, uno strano robot atteggiato in posizione di meditazione. Sul suo corpo lampeggiano i 7 chakra della tradizione Yoga. Alice è invitata a intraprendere con Yolanda un personale percorso di meditazione sui chakra. Cliccando su di essi, si attivano delle animazioni ipnotiche che facilitano la meditazione. In Yolanda, Alice non può riconoscere Maria, la donna-robot di Metropolis (1927), di Fritz Lang. La sua cultura cinematografica si limita ai film per teenager e a Dawson’s Creek, una serie TV molto in voga ai tempi. Non giudica kitsch l’estetica del sito, né si interroga sull’opportunità di portare la meditazione Yoga sullo schermo di un computer. Oltretutto, Alice fa Yoga, o quantomeno ha preso qualche lezione. Subito gira il link alle sue compagne di corso, e il sabato mostra il sito alla maestra.

Succede così che, nel 2001, il progetto di ConiglioViola diventa un oggetto di culto per centinaia di seguaci delle filosofie New Age. La meditazione di Yolanda viene usata, in privato o durante le lezioni. ConiglioViola non si stupisce più di tanto: conosce la rete quanto basta per sapere che lì, un’opera d’arte può avere un destino del tutto imprevisto. Le parodie vengono confuse con gli originali, le provocazioni estreme accolte come proposte concrete, su cui è possibile fondare un nuovo business. In questo contesto, non c’è nulla di strano se una discreta riflessione sullo schermo del computer come specchio del sé, proiezione del suo utente, luogo di vita più che strumento di lavoro diviene uno strumento di meditazione; o se una sottile presa in giro delle filosofie New Age sollecita l’identificazione di chi queste filosofie le pratica in tutta serietà.

Nel 2001, del resto, lo stesso ConiglioViola è ancora un’identità in corso di definizione. Nato con l’intenzione di dare vita a una attività multimediale e di rivolgersi al pubblico più vasto possibile, non dà per scontato che l’arte costituisca lo sbocco privilegiato di questa attività. Nel frattempo, Internet sembra dare una risposta a entrambe queste aspettative, e ConiglioViola abbraccia questa promessa con entusiasmo. Nel 2003, La Meditazione di Yolanda si arricchisce del “tempio”, una nuova dimensione inquietante e surreale, a cui l’utente accede dopo aver meditato sui 7 chakra e che gli consente di contribuire, con i suoi pensieri, a una sorta di inconscio collettivo online. Nel frattempo, la sua riflessione sul teatro e sulla possibilità di usare Internet come spazio performativo produce un altro lavoro in rete: The Secret Room (2004). Il lavoro nasce dalla collaborazione con la compagnia italo-australiana IRAA Theatre. Lo spettacolo The Secret Room è un esperimento di teatro interattivo che si compone di due momenti: nel primo, dieci persone vengono invitate nella casa privata di Roberta, la protagonista. Roberta e i suoi invitati chiacchierano, in una atmosfera di intimità e rilassatezza. Quindi, gli invitati vengono invitati nella “stanza segreta” di Roberta, lontano dal palco, a condividere in privato i suoi segreti.

Anche il progetto in rete di ConiglioViola si compone di due momenti. Una volta aperto il sito, un’animazione al cardiopalma ti avvisa che “il computer è la tua stanza segreta”, e che “il browser è il tuo regista”. Quindi sei aggredito da una valanga di finestre pop-up, ciascuna dei quali contiene un video. Il comportamento inconsueto del sito (che ricorda le strategie di spamming adottate dai siti pornografici), unito al peso dei frammenti video, può mettere a dura prova sia te, comprensibilmente spaventato, che la tua macchina, che può far fatica a gestire tutto questo materiale. Se entrambi resistete, e se passi in rassegna con pazienza la cinquantina di finestre che ti si è aperta davanti, ti può capitare di trovare, in una di queste, un cancello con un campanello. Suoni. Se Roberta decide di lasciarti entrare, verrai inviato a lasciare un indirizzo e-mail. Ore o giorni dopo, troverai nella tua casella di posta un messaggio di Roberta, che ti fissa un appuntamento. Se non ti sei ancora stancato, e se i casi della vita non ti impediscono di recarti sul sito alla tal ora del tal giorno, avrai finalmente accesso alla stanza dei segreti.

Prima di svelarne i contenuti, può essere utile soffermarsi un attimo sul gioco sottile messo in scena da ConiglioViola. Interessato a tradurre uno spettacolo teatrale in un “net.drama”, ConiglioViola evita accuratamente la strada della “realtà aumentata”, della partecipazione all’evento reale attraverso la rete. Preferisce, invece, usare il Web per creare una situazione analoga a quella reale, ma al contempo fortemente radicata nei linguaggi e nelle dinamiche della rete. Al concetto di interattività, che in rete significa poco più che cliccare qua e la in cerca di un link, subentra quello di partecipazione: una partecipazione sofferta, cercata e ottenuta dal visitatore tra attese e sorprese. La scena reale, ripresa da ConiglioViola durante la sua visita alla “secret room” di Roberta, si ripresenta nei frammenti video in ordine assolutamente casuale e sempre variabile, togliendoci ogni possibilità di ricostruirla con chiarezza. Il meccanismo dell’appuntamento crea aspettativa, ma al contempo vìola una delle leggi non scritte della rete, secondo cui un visitatore costretto a ritornare per fruire un contenuto è un visitatore perso. Tutto è congegnato per non farci entrare nella “secret room”, o per effettuare una severa selezione dei visitatori (altra violazione delle regole non scritte della rete).

Chi, senza farsi spaventare dai pop-up, ha cercato pazientemente la via per la “secret room”, ripresentandosi puntuale all’appuntamento, non sarà stupito nello scoprire che la stanza dei segreti non è altro che la root del sito, la pagina in cui il progetto non mostra la propria interfaccia, ma la propria struttura. Come per Neo, il protagonista di The Matrix (1999), la visione dei codici, di routine per chi la rete la programma, diventa per l’utente comune un evento catartico, destinato a renderlo immune alle fascinazioni della rete.

Con Neo torniamo al Coniglio Bianco, e con lui ad Alice. Negli anni seguenti, la rete resterà la piattaforma creativa di ConiglioViola, il luogo in cui si originano molti dei suoi incantesimi: la mitologia di partenza dell’attacco pirata alla Biennale, la fonte inesauribile del suo immaginario e del suo lavoro di postproduzione sull’immagine. Occasionalmente, nasceranno altri lavori in rete, come Un’estate al mare (un vj-set in forma di gioco in Flash che fa da teaser al progetto Recuperate le Vostre Radici Quadrate) e Bertepolis, un Flash movie smaccatamente camp dedicato a Loredana Berté. Ma, dopo tanti anni di presenza, è soprattutto la sua assenza a farsi sentire: in un’epoca in cui i siti sopravvivono di gran lunga alla scomparsa dei loro autori, quel “Fine Primo Tempo” che da qualche mese chiude l’accesso al suo sito web non si limita a replicare online una fase di pausa e di ripensamento del suo lavoro, ma diventa l’ennesima teatralizzazione della propria esistenza.

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