Concerto Senza Titolo – note di regia

Nella musica pop non esistono molte canzoni sulla morte” scriveva Nick Hornby in Alta Fedeltà “soprattutto non canzoni buone“.Leo Ferrè gli faceva eco “Ne chantez pas la mort”.

Dunque, la MORTE, tema tabù per la cultura pop, tema ossessivo, spesso spettacolarizzato, per la categoria nella quale sono più spesso annoverato: quella degli artisti contemporanei. Nella ricerca di ConiglioViola la tensione tra questi due ambiti è sempre stata fonte di indagine e di ispirazione: da un lato  la cultura “bassa”, popolare, di massa, rappresentata dalla canzonetta o dalla tv, dall’altro il sistema dell’arte, la cultura “alta”, la letteratura delle opere criptiche e indecifrabili che necessitano di un esegeta per essere comprese e apprezzate. E tra questi due universi: la musica, capace di abbattere le barriere tra questi mondi così “distinti” e distintivi, di unire due ambiti culturali così refrattari a mischiarsi. Per questo la musica è divenuta per ConiglioViola lo strumento naturale attraverso cui cercare di operare il travaso tra questi due mondi.

Allora non rimaneva che raccogliere la sfida lanciata da Hornby e trovare finalmente queste canzoni che affrontano il tabù della morte e, possibilmente, in maniera sublime. E così ho raccolto dieci episodi particolarmente significativi, escludendo le dediche e le allegorie, dieci brani – solo italiani – che dipingono altrettanti ritratti di morti “esemplari”.

Come portare questa sfida in scena? Come fare di un concerto “a tema” un’opera teatrale? Innanzitutto continuando la ricerca lungo le strade del digitale, della videoart e della musica elettronica. Ho lavorato con alcuni compositori elettronici per dare a questi classici musicali una veste nuova, a volte inaspettata, fantasmatica:  Matteo Curallo, Alessandro Siani, Ivan Ciccarelli, il violinista Fulvio Renzi, Luca Vicini (Vicio dei Subsonica) e Roberto Colombo, una colonna della storia della musica italiana. Di ogni brano è stato poi realizzato il relativo video. Abbiamo concepito ognuno di essi pensando a una sorta di ritratto animato capace di materializzare i fantasmi che abitano ognuno di questi brani.

Le proiezioni qui non sono né sfondi né film: sono attori che agiscono in assenza, capaci di creare un mondo di volta in volta diverso per ognuno degli episodi musicali dell’antologia. Per fare questo ci siamo avvalsi di tecnologie pioneristiche come l’olografia ma anche dell’utilizzo contemporaneo di molteplici piani di proiezione: il fondale del palcoscenico, la gonna-installazione di (che illuminandosi dall’interno si trasforma in una sorta di abbat-jour) e il grappolo di palloncini che Antonella porta in scena. In scena, dentro un altro artificio, non digitale ma di antica tradizione, il black light theatre, che richiama le fantasmagorie della morte, suona nel buio un quartetto di archi elettrici, gli strumenti che più ricordano la forma del corpo umano, svuotati però della corporeità, e un pianoforte a coda, che aprendosi assume le sembianze di una grande bara.

E poi la voce più immateriale della musica italiana, la magia di Antonella Ruggiero che, sospesa su una gonna-installazione alta tre metri e muovendosi esclusivamente su dei binari, traghetta gli spettatori dall’uno all’altro mondo.

Dunque l’elettronica, il video, il teatro della luce nera: Concerto Senza Titolo.

Perchè parlare della morte, parlarne con questi linguaggi? La morte non mi interessa in quanto evento luttuoso o terribile. La morte mi interessa in quanto unico evento reale che spalanca le porte dell’immaginario, spegnimento della luce che accende la possibilità di uno sguardo su qualcosa che alla vista si sottrae. La morte allora come paradigma di tutti i mondi possibili. E il digitale, l’elettronica, strumenti perfetti che la contemporaneità ci offre per rendere concreta e tangibile anche l’assenza. E così “Concerto senza titolo”, come un file appena creato sul computer e ancora da rinominare, uno spazio bianco da riempire. Per me il primo capitolo di un nuovo corso.

Brice Coniglio

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