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	<title>CONIGLIOVIOLA &#187; testi</title>
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	<description>just another contemporary art group</description>
	<lastBuildDate>Mon, 09 Jan 2012 12:31:01 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Concerto Senza Titolo &#8211; note di regia</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 03:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CapitanConiglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[testi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Nella musica pop non esistono molte canzoni sulla morte&#8221; scriveva Nick Hornby in Alta Fedeltà &#8220;soprattutto non canzoni buone&#8220;.Leo Ferrè gli faceva eco “Ne chantez pas la mort”. Dunque, la MORTE, tema tabù per la cultura pop, tema ossessivo, spesso spettacolarizzato, per la categoria nella quale sono più spesso annoverato: quella degli artisti contemporanei. Nella ricerca [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.coniglioviola.com/it/concerto-senza-titolo-note-di-regia/' addthis:title='Concerto Senza Titolo &#8211; note di regia'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Nella musica pop non esistono molte canzoni sulla morte</em>&#8221; scriveva Nick Hornby in Alta Fedeltà &#8220;<em>soprattutto non canzoni buone</em>&#8220;.Leo Ferrè gli faceva eco “<em>Ne chantez pas la mort</em>”.</p>
<p>Dunque, la <strong>MORTE</strong>, tema tabù per la cultura pop, tema ossessivo,  spesso spettacolarizzato, per la categoria nella quale sono più spesso annoverato: quella degli artisti contemporanei.</p>
<p>Nella ricerca di ConiglioViola la tensione tra questi due ambiti è sempre stata  fonte di indagine e di ispirazione: da un lato  la cultura &#8220;bassa&#8221;, popolare, di massa, rappresentata dalla canzonetta o dalla tv, dall&#8217;altro il sistema dell&#8217;arte, la cultura &#8220;alta&#8221;, la letteratura delle opere criptiche e indecifrabili che necessitano di un esegeta per essere comprese e apprezzate. E tra questi due universi: la musica, capace di abbattere le barriere tra questi mondi così “distinti” e distintivi, di unire due ambiti culturali così refrattari a mischiarsi. Per questo la musica è divenuta per ConiglioViola lo strumento naturale attraverso cui cercare di operare il travaso tra questi due mondi.</p>
<p>Allora non rimaneva che raccogliere la sfida lanciata da Hornby e trovare finalmente queste canzoni che affrontano il tabù della morte e, possibilmente, in maniera sublime. E così ho raccolto dieci episodi particolarmente significativi, escludendo le dediche e le allegorie, dieci brani &#8211; solo italiani &#8211; che dipingono altrettanti ritratti di morti “esemplari”.</p>
<p>Come portare questa sfida in scena? Come fare di un concerto “a tema” <strong>un&#8217;opera teatrale</strong>? Innanzitutto continuando la ricerca lungo le strade del digitale, della videoart e della musica elettronica. Ho lavorato con alcuni compositori elettronici per dare a questi classici musicali una veste nuova, a volte inaspettata, fantasmatica:  Matteo Curallo, Alessandro Siani, Ivan Ciccarelli, il violinista Fulvio Renzi, Luca Vicini (Vicio dei Subsonica) e Roberto Colombo, una colonna della storia della musica italiana. Di ogni brano è stato poi realizzato il relativo video. Abbiamo concepito ognuno di essi pensando a una sorta di ritratto animato capace di materializzare i fantasmi che abitano ognuno di questi brani.</p>
<p>Le proiezioni qui non sono né sfondi né film: sono attori che agiscono in assenza, capaci di creare un mondo di volta in volta diverso per ognuno degli episodi musicali dell&#8217;antologia. Per fare questo  ci siamo avvalsi di tecnologie pioneristiche come <strong>l&#8217;olografia</strong> ma anche dell&#8217;utilizzo contemporaneo di molteplici piani di proiezione: il fondale del palcoscenico, la gonna-installazione di Antonella Ruggiero (che illuminandosi dall’interno si trasforma in una sorta di abbat-jour) e il grappolo di palloncini che Antonella porta in scena.</p>
<p>In scena, dentro un altro artificio, non digitale ma di antica tradizione, il <strong>black light theatre</strong>, che richiama le fantasmagorie della morte, suona nel buio un <strong>quartetto di archi elettrici</strong>, gli strumenti che più ricordano la forma del corpo umano, svuotati però della corporeità, e un <strong>pianoforte a coda</strong>, che aprendosi assume le sembianze di una grande bara.</p>
<p>E poi la voce più immateriale della musica italiana, la magia di <strong>Antonella Ruggiero</strong> che, sospesa su una gonna-installazione alta tre metri e muovendosi esclusivamente su dei binari, traghetta gli spettatori dall&#8217;uno all&#8217;altro mondo.</p>
<p><strong>Dunque l&#8217;elettronica, il video, il teatro della luce nera: Concerto Senza Titolo.</strong></p>
<p>Perchè parlare della morte, parlarne con questi linguaggi? La morte non mi interessa in quanto evento luttuoso o terribile. La morte mi interessa in quanto unico evento reale che spalanca le porte dell&#8217;immaginario, spegnimento della luce che accende la possibilità di uno sguardo su qualcosa che alla vista si sottrae. La morte allora come paradigma di tutti i mondi possibili. E il digitale, l&#8217;elettronica, strumenti perfetti che la contemporaneità ci offre per rendere concreta e tangibile anche l&#8217;assenza.</p>
<p>E così “Concerto senza titolo”, come un file appena creato sul computer e ancora da rinominare, uno spazio bianco da riempire. Per me il primo capitolo di un nuovo corso.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Brice Coniglio</em></strong></p>
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		<title>Alessando Bergonzoni &#8211; &#8220;Nous deux&#8221; racconto didascalico</title>
		<link>http://www.coniglioviola.com/it/alessando-bergonzoni-nous-deux/</link>
		<comments>http://www.coniglioviola.com/it/alessando-bergonzoni-nous-deux/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 00:21:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CapitanConiglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[testi]]></category>

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		<description><![CDATA[I. A L&#8217;ECOLE La maestra è sola, una strada, la indicata via, quasi lattea, per “l’alunnaggio” di due saperi, doppi, bini e bambini, andati e trasandati, perché la classe non è acqua, come disse l’insegnante agli scolari col salvagente&#8230; II. LE LAPIN EST UN ANE Dura lex sed l’ex asinum est quid non legit? C’è [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.coniglioviola.com/it/alessando-bergonzoni-nous-deux/' addthis:title='Alessando Bergonzoni &#8211; &#8220;Nous deux&#8221; racconto didascalico'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>I. A L&#8217;ECOLE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh4.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/SzmcngGwYxI/AAAAAAAAG10/XxxUY5Qjxq0/s288/1_il%20primo%20giorno%20di%20scuola.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: center;">La maestra è sola, una strada, la indicata via, quasi lattea, per “l’alunnaggio” di due saperi, doppi, bini e bambini, andati e trasandati, perché la classe non è acqua, come disse l’insegnante agli scolari col salvagente&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>II. LE LAPIN EST UN ANE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh6.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/SzmcoMZceLI/AAAAAAAAG14/dfRvFnMHUgg/s288/2_il%20conilio%20e%CC%80%20un%20%20asino.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: center;">Dura lex sed l’ex asinum est quid non legit? C’è un errore, sempre. E la lavagna è il confine tra il bianco dei bravi ingessati e il nero ignoranza dei somari. E per capire ciò? Allungare le orecchie.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>III. LUNA PARK</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh3.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/SzmcpO05zaI/AAAAAAAAG18/MBiOT7fUUeM/s288/3_luna%20park.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: center;">Dove si lunaparkeggiano i sogni, e dove il bambino che indica le felicità dice “ecco”. Il l’ecco l’ecco delle dolcezze lappabili, il gioco ergo sum, dove i discoli vanno a infiniti giri (di giostra).</p>
<p style="text-align: center;"><strong>IV. SUR LA ROUE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh5.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/SzmcpvLBs7I/AAAAAAAAG2A/g76sd3x9ggE/s288/4_sulla%20ruota_2.jpg" alt="" /></p>
<p>La paura brufola, l’aria che ci si dà (quando si fa, fa la ruota) è incondizionata e pavona, sua altezza Re Altà abdica, e lascia il posto ai sudditi infanti e cavalli che salgono e scendono da “sé stessi” e da altri congiuntivi.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>V. ELIXIR DE CERISE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh6.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/SzmcqIfEEOI/AAAAAAAAG2Q/nMeBqjUX62w/s288/5_elisir%20pour%20grandir_3.jpg" alt="" /></p>
<p>A cosa serve il naso? A sentir l’odor del vetro al posto di quello che c’è dietro! Profumo rosso, succo di nocciolo, bewanda Osiris, desiderio monello, estate in bottiglia.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>VI. VOLEURS DE CERISES</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh3.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/Szmcq-Gq8PI/AAAAAAAAG2c/b2Fw1IdvztI/s288/6_ladri%20di%20ciliegie.jpg" alt="" /></p>
<p>Nel mar Achella nuotano i ragazzini a castello, le braccia degli alberi o i rami dei bambini, mentre luna cocomera vede l’unione e la forza, fare due amici.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>VII. FORGERONS</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh6.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/SzmcrYyXPdI/AAAAAAAAG2k/Veee7hVVSCA/s288/7_fabbri.jpg" alt="" /></p>
<p>Il lavoro nobilita l’uomo ma schiavizza il bambino! Ori e sud’ori, restar bambino tra l’incudine e il marcellino, faticare per comprare pane e vino, livida infanzia, sporca dozzina senza gli altri dieci&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>VIII. EN MENOTTES</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh6.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/Szmcrz-BcDI/AAAAAAAAG2o/QKYI_X5pqNo/s288/8_in%20manette.jpg" alt="" /></p>
<p>Legami, per sempre, o per un po’, l’importante è nel suo insieme, quel sesto senso, il senso di colpa che di colpo ti prende, sensazione scatologica, cioè d’averla fatta grossa&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>IX. EN PRISON</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh4.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/SzmcsVlhu5I/AAAAAAAAG2s/-pr0dHtHDF0/s288/9_in%20prigione.jpg" alt="" /></p>
<p>Ah, se tutte le sbarre fossero come quelle del passaggio a livello, che ogni tanto s’alzano e ti fan passare (la voglia di sbagliare)&#8230;! Dentro, si capisce meglio chi si è fuori: prigion sono e prigion’iero!</p>
<p style="text-align: center;"><strong>X. FUITE DE LA BATILLE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh4.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/SzmctK7Gr5I/AAAAAAAAG2w/HXfMHmTHUYg/s288/10_fuga%20dalla%20bastiglia.jpg" alt="" /></p>
<p>Lima: capitale delle fughe. Chi butteresti dalla torre se non te e l’amico di tutto? E a salvarvi, la coniglia mongolfiera di sé e altri dubbi, come la “S” di libertà.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>XI. VERS LA LUNE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh6.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/SzmctuFeK3I/AAAAAAAAG20/WoLeGV_pKEw/s288/11_verso%20la%20luna.jpg" alt="" /></p>
<p>Occhio senza pupilla, rosa perché femmina, la luna, li vede e li fa passare volantieri, per tutti i passati presenti futuri e gerundi possibili e impossibili; li fa passare per bambini che diventan bambini, usando solo il cielo per celare, nascondendo un bel niente, salvi e salivi, come dopo undici corse a loro immagine e dissolvenza&#8230;</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Alessandro Bergonzoni</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Alessando Bergonzoni &#8211; &quot;Nous deux&quot; racconto didascalico</title>
		<link>http://www.coniglioviola.com/it/alessando-bergonzoni-nous-deux-2/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 00:21:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CapitanConiglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I. A L&#8217;ECOLE La maestra è sola, una strada, la indicata via, quasi lattea, per lalunnaggio di due saperi, doppi, bini e bambini, andati e trasandati, perché la classe non è acqua, come disse linsegnante agli scolari col salvagente&#8230; II. LE LAPIN EST UN ANE Dura lex sed lex asinum est quid non legit? Cè [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.coniglioviola.com/it/alessando-bergonzoni-nous-deux-2/' addthis:title='Alessando Bergonzoni &#8211; &#34;Nous deux&#34; racconto didascalico'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>I. A L&#8217;ECOLE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh4.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/SzmcngGwYxI/AAAAAAAAG10/XxxUY5Qjxq0/s288/1_il%20primo%20giorno%20di%20scuola.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: center;">La maestra è sola, una strada, la indicata via, quasi lattea, per lalunnaggio di due saperi, doppi, bini e bambini, andati e trasandati, perché la classe non è acqua, come disse linsegnante agli scolari col salvagente&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>II. LE LAPIN EST UN ANE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh6.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/SzmcoMZceLI/AAAAAAAAG14/dfRvFnMHUgg/s288/2_il%20conilio%20e%CC%80%20un%20%20asino.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: center;">Dura lex sed lex asinum est quid non legit? Cè un errore, sempre. E la lavagna è il confine tra il bianco dei bravi ingessati e il nero ignoranza dei somari. E per capire ciò? Allungare le orecchie.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>III. LUNA PARK</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh3.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/SzmcpO05zaI/AAAAAAAAG18/MBiOT7fUUeM/s288/3_luna%20park.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: center;">Dove si lunaparkeggiano i sogni, e dove il bambino che indica le felicità dice ecco. Il lecco lecco delle dolcezze lappabili, il gioco ergo sum, dove i discoli vanno a infiniti giri (di giostra).</p>
<p style="text-align: center;"><strong>IV. SUR LA ROUE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh5.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/SzmcpvLBs7I/AAAAAAAAG2A/g76sd3x9ggE/s288/4_sulla%20ruota_2.jpg" alt="" /></p>
<p>La paura brufola, laria che ci si dà (quando si fa, fa la ruota) è incondizionata e pavona, sua altezza Re Altà abdica, e lascia il posto ai sudditi infanti e cavalli che salgono e scendono da sé stessi e da altri congiuntivi.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>V. ELIXIR DE CERISE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh6.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/SzmcqIfEEOI/AAAAAAAAG2Q/nMeBqjUX62w/s288/5_elisir%20pour%20grandir_3.jpg" alt="" /></p>
<p>A cosa serve il naso? A sentir lodor del vetro al posto di quello che cè dietro! Profumo rosso, succo di nocciolo, bewanda Osiris, desiderio monello, estate in bottiglia.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>VI. VOLEURS DE CERISES</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh3.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/Szmcq-Gq8PI/AAAAAAAAG2c/b2Fw1IdvztI/s288/6_ladri%20di%20ciliegie.jpg" alt="" /></p>
<p>Nel mar Achella nuotano i ragazzini a castello, le braccia degli alberi o i rami dei bambini, mentre luna cocomera vede lunione e la forza, fare due amici.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>VII. FORGERONS</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh6.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/SzmcrYyXPdI/AAAAAAAAG2k/Veee7hVVSCA/s288/7_fabbri.jpg" alt="" /></p>
<p>Il lavoro nobilita luomo ma schiavizza il bambino! Ori e sudori, restar bambino tra lincudine e il marcellino, faticare per comprare pane e vino, livida infanzia, sporca dozzina senza gli altri dieci&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>VIII. EN MENOTTES</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh6.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/Szmcrz-BcDI/AAAAAAAAG2o/QKYI_X5pqNo/s288/8_in%20manette.jpg" alt="" /></p>
<p>Legami, per sempre, o per un po, limportante è nel suo insieme, quel sesto senso, il senso di colpa che di colpo ti prende, sensazione scatologica, cioè daverla fatta grossa&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>IX. EN PRISON</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh4.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/SzmcsVlhu5I/AAAAAAAAG2s/-pr0dHtHDF0/s288/9_in%20prigione.jpg" alt="" /></p>
<p>Ah, se tutte le sbarre fossero come quelle del passaggio a livello, che ogni tanto salzano e ti fan passare (la voglia di sbagliare)&#8230;! Dentro, si capisce meglio chi si è fuori: prigion sono e prigioniero!</p>
<p style="text-align: center;"><strong>X. FUITE DE LA BATILLE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh4.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/SzmctK7Gr5I/AAAAAAAAG2w/HXfMHmTHUYg/s288/10_fuga%20dalla%20bastiglia.jpg" alt="" /></p>
<p>Lima: capitale delle fughe. Chi butteresti dalla torre se non te e lamico di tutto? E a salvarvi, la coniglia mongolfiera di sé e altri dubbi, come la S di libertà.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>XI. VERS LA LUNE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://lh6.ggpht.com/_Ke-Zdku1xHE/SzmctuFeK3I/AAAAAAAAG20/WoLeGV_pKEw/s288/11_verso%20la%20luna.jpg" alt="" /></p>
<p>Occhio senza pupilla, rosa perché femmina, la luna, li vede e li fa passare volantieri, per tutti i passati presenti futuri e gerundi possibili e impossibili; li fa passare per bambini che diventan bambini, usando solo il cielo per celare, nascondendo un bel niente, salvi e salivi, come dopo undici corse a loro immagine e dissolvenza&#8230;</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Alessandro Bergonzoni</strong></em></p>
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		<title>Milva &#8211; Torino, Alexander platz</title>
		<link>http://www.coniglioviola.com/it/milva-torino-alexanderplatz/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 23:41:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CapitanConiglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[testi]]></category>

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		<description><![CDATA[Mai nessuno mi aveva dato della “radice”. Tantomeno “quadrata”. Perché il nostro destino, o la nostra forza, è quella di restare sempre giovani foglie, capaci di rinascere ad ogni primavera, sensibili all’aria, alla luce, alle brezze che arrivano da vicino e da lontano e così, continuare ad esistere in nuovi piani, progetti, suggestioni, tanti come [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.coniglioviola.com/it/milva-torino-alexanderplatz/' addthis:title='Milva &#8211; Torino, Alexander platz'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mai nessuno mi aveva dato della “radice”. Tantomeno “quadrata”.</p>
<p>Perché il nostro destino, o la nostra forza, è quella di restare sempre giovani foglie, capaci di rinascere ad ogni primavera, sensibili all’aria, alla luce, alle brezze che arrivano da vicino e da lontano e così, continuare ad esistere in nuovi piani, progetti, suggestioni, tanti come le stagioni, trovarsi felicemente sbalzati da Merini a Dürrenmatt e da Maurensig a Gaslini. Chiaro che la linfa che incessantemente fabbrichiamo finisce nei tronchi e alimenta una  florida circolazione sotterranea. Non dovrebbe essere così ? certo ! mi fa piacere. E infatti ecco le nuove emergenze, i cespugli fioriti e rotondi come tanti vinili, e quel tale maschera azzurra, vagamente espressionista, che si aggira per le strade di Torino in una mattina di neve, facendo finta di essere ad <em>Alexander Platz</em>! E c’è poco da scherzare ! nell’82 quando Franco Battiato scrisse per me quella canzone c’era ancora il muro e andarci, ad Alexander Platz da Berlino Ovest, non era esattamente una passeggiata: le stazioni della metropolitana che si prendeva all’ovest erano spettrali all’est, in mezzo alla Porta di Brandeburgo correva il filo spinato e Franco, che riempiva le arene vestito di bianco coi sandali ai piedi e mi aveva conquistata  nel suo non assomigliare a nessuno nessuno!, il fascino magnetico delle parole che perfettissime melodie elementari ed efficacissime facevano scendere dritte al cuore; ecco, Franco aveva pensato alla mia <em>Marlene</em>, alla “mia Germania” – i teatri, le folle, la passione, i continui viaggi in Germania, il successo senza sosta quasi affannoso. Affannati, bulimici gli anni Ottanta ? eccitanti senza dubbio, emozionanti ma anche eleganti, sempre contaminati (io stavo in equilibrio su una corda tesa dalla Scala al Palasport), inevitabilmente au bout de souffle – almeno per me – fra i dischi (otto negli anni Ottanta, sembra fatto apposta…), Piazzolla, Brecht, Vangelis, Berio, Battiato, Jannacci…</p>
<p>Allora cosa c’entra Torino con Berlino, Scemenzo è un imitatore o pretende di più da queste famose radici che forse sono quadrate come gli isolati torinesi (ma non berlinesi) e che certo sono un po’ mitiche anche per me che a Torino mi sono sposata e ho trascorso una fase ben più radicale (radici no? dicevamo), cioè precedente della mia vita… ma perché no? il mito è interessante coltivarlo soprattutto quando diventa una dimensione estetica, un’esigenza, un modo di fare; buona musica, la televisione – almeno allora esisteva una televisione, Antonello Falqui ed io avevamo fatto per esempio <em>Al Paradise</em> che era stata una maniera, fra l’altro, di re-inventare un personaggio televisivo, adesso cosa vuoi inventare? dice giustamente Brice Coniglio che in TV vedi la tua vicina di casa che ti delizia con scambisti, supermarket e preferenze sessuali del cugino…</p>
<p><em>Trash</em>: non sopporto questa parola. E so che anche ConiglioViola monta su tutte le furie quando la sente. È un aspetto che abbiamo in comune. Vado poco in televisione. La guardo anche poco. Ci passa ConiglioViola ? potrebbe essere una ragione per accenderla, ma l’arte ha sempre cronicamente troppo poco spazio. Gli auguro di trovarne, specialmente per quelle sirene magrittiane senza sguardo e per quel delizioso mostro femmina che si aggira fra prati digitali viola. A proposito: non ho mai creduto alla fandonia della superstizione – l’ho indossato poco, ma solo per via dei capelli.</p>
<p>Coma fa <em>la Rossa</em> a mettersi in viola?</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Milva</em></strong></p>
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		<title>Martina Corgnati &#8211; Intervista col Coniglio</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 00:31:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CapitanConiglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[testi]]></category>

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		<description><![CDATA[M: Forse non è semplicissimo capire come cose così diverse, quali quelle che ConiglioViola ha fatto fino ad ora, riconducano in fondo a una visione del mondo unitaria; cercare di farlo potrebbe essere uno scopo di questo dialogo. A proposito: l’artista deve avere delle certezze o delle visioni? <div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.coniglioviola.com/it/martina-corgnati-intervista-col-coniglio/' addthis:title='Martina Corgnati &#8211; Intervista col Coniglio'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>M= Martina Corgnati<br />
B= Brice Coniglio</p></blockquote>
<h1>1 viola<strong> </strong></h1>
<p><strong>M: Forse non è semplicissimo capire come cose così diverse, quali quelle che ConiglioViola ha fatto fino ad ora, riconducano in fondo a una visione del mondo unitaria; cercare di farlo potrebbe essere uno scopo di questo dialogo. A proposito: l’artista deve avere delle certezze o delle visioni?</strong> B: Non ho certezze o teorie generali in proposito.</p>
<p><strong>M: ma a me le teorie generali non interessano. Io voglio parlare di te. Che cos’è ConiglioViola per te?</strong> B: non è semplicissimo parlarne… voglio dire: io penso che ConiglioViola fosse una specie di progetto… un messaggio d’amore o comunque un messaggio, una controfigura per me… anche se in origine ConiglioViola non riguarda solo la mia persona ma era anche una specie di figlio</p>
<p><strong>M: tu ti chiami Coniglio, no? </strong>B: sì, sì, io mi chiamo Coniglio… e poi mi vestivo spesso di viola – benché forse preferisca l’indaco &#8211; quando agivo in prima persona avevo una specie di coperta di Linus che era un cilindro viola; perché è un colore strano…</p>
<p><strong>M: da non nominare mai in teatro; peggio del 13, gatti neri, qualunque cosa…</strong> B: Lo dicono… ci ho pensato più volte … però è un colore ai margini e questo è quel che conta</p>
<p><strong>M: che evoca molte cose</strong> B: È connesso a una parte che sento mia: non essere mai completamente dentro né mai completamente fuori; un ruolo che corrisponde molto a qualcosa che io mi sento o mi sono sentito nella mia vita, una figura un po’ borderline. Questo è all’origine di una grande sofferenza ma anche di un punto di vista, qualcosa che mi permette di avere sempre una visione particolare – non mi piace questa parola “particolare” – eppure molti si sentono speciali senza avere provato il peso della differenza.</p>
<p><strong>M: è una grande forza </strong>B: È una causa appunto di sofferenza e però ti permette di vedere… credo che questo sia in qualche misura il mio dovere. Mi spiego – ci provo : io voglio fare questo lavoro che tu chiami d’artista, so che è anche un mestiere, ma credo che innanzitutto e prima di questo il mio dovere sia di cercare, quello che devo fare – lo dico umilmente – cercare di guardare le cose da un altro punto di vista. Una possibilità che non è data a tutti; fortunatamente per i tutti</p>
<p><strong>M: Non trovi che questa sia sempre la posizione dell’artista? </strong>B: Sì dovrebbe ; ma non lo riscontro nella figura dell’artista in quanto mestierante che, come tale, sta già molto, troppo dentro alle cose. La lateralità è pesante, faticosa. È una specie di dovere sacerdotale: che appartiene all’artista, al mago, al filosofo, al carcerato. Figure a metà fra la solitudine e gli altri. Allora questo è il viola.</p>
<h1>2 coniglio ante viola</h1>
<p><strong>M: come sei diventato artista?</strong> B: Io non ho mai pensato di fare l’artista in vita mia, benché fossi una di quelle persone cui si attribuiva il carattere tipico, il clichè del pagliaccio… ma in realtà per me l’inizio della vita artistica ha coinciso con il mio sottrarmi alla vita in prima persona</p>
<p><strong> M: Cosa facevi quando vivevi in prima persona studiavi all’università, no? facevi filosofia…</strong> B: Lettere. Ma no, non facevo niente di speciale, è stato soltanto un momento magico della vita… ero molto dadaista</p>
<p><strong>M: Nel senso di rompere, di non accettare&#8230;</strong> B: Sì, ero molto divertente. Facevo cose abbastanza surreali, per esempio con le persone che incontravo per strada… perché era proprio il mio modo di comunicare, folle, naïf</p>
<p><strong>M: In quanto non era una posa </strong>B: No, non lo era,  poteva diventarlo perchè entravano in gioco meccanismi teatrali utili all’inizio ma poi fin troppo facili. Però credo esista una differenza sostanziale tra maschera e personaggio. La maschera serve a celare, copre il viso, si toglie e si mette all&#8217;occorrenza. Del personaggio è invece non ti puoi liberare, è una veste attillata sull&#8217;anima, non un nascondiglio ma un&#8217;armatura che ti permette di manifestarti autenticamente.</p>
<p><strong> M: Ti divertivi però a sobillare, volevi attirare l’attenzione?</strong> B: Sì, certo, ma la cosa più significativa per me era fare qualcosa di non opportuno in un determinato contesto per osservare le reazioni che suscitavo e, in un certo senso, entrare davvero in contatto con le persone in maniera non convenzionale</p>
<p><strong>M: ma perché?</strong> B: perchè non sono sicuro delle convenzioni, cioè non sono sicuro della sincerità, stringere la mano a qualcuno, essere presentato… non sono, non ero sicuro che quando qualcuno saluta lo voglia fare davvero, ci sia, abbia senso.</p>
<p><strong> M: Hai ragione</strong> B: Ho, avevo il terrore che non ci sia sincerità in tutti i gesti che sono in qualche modo previsti. E io avevo l’assoluto bisogno di essere sicuro della sincerità di qualunque cosa facessi. Adesso questo bisogno è meno forte cosa che, se ci pensi, è drammatica!</p>
<p><strong> M: Ma cosa volevi fare da grande?</strong> B: Tutto tranne l’artista, l’artista visivo: quello che faccio.</p>
<p><strong> M: Ma perchè?</strong> B: non so disegnare, non ho nessuna manualità – &#8230;proprio sporco i fogli, non sono capace. Anzi, sai cosa, non credo di avere un talento specifico per nulla&#8230;</p>
<p><strong> M: Però sei un genio del computer, no?</strong> B: Mah forse per puro caso, io non avevo mai avuto computer, è arrivato nella mia vita proprio come una cosa che avevo sempre tenuto lontana.</p>
<p><strong> M: e la musica?</strong> B: &#8230;forse la forma d’arte più potente</p>
<p><strong>M: quella che tu ami di più, comunque</strong> B: Sì, anche se io non sono uno che ne ascolta moltissima in realtà, perché non posso, se ascolto musica non riesco a fare altro.</p>
<p><strong> M: Che musica ti piace? Gli anni 80 italiani ad esempio? questo è diventato addirittura un tuo progetto, Recuperate Le Vostre Radici Quadrate</strong> B: Sì è un progetto… Ma insomma: la domanda è sgradita e rispondo in modo formale.Amo qualunque forma di musica abbia una qualche teatralità intrinseca&#8230; Questo concetto collega espressioni anche molto distanti. Basta.</p>
<h1>3 la stessa dimensione di straniero</h1>
<p><strong>M: Ti piace viaggiare?</strong> B: Sì, il viaggio faceva parte di questo modo di sperimentare il mondo: perché solo nel viaggio potevo vivere fino in fondo e in maniera assolutamente giustificata la stessa dimensione di straniero che sentivo anche a casa mia. Però a casa questo atteggiamento poteva avere dei risvolti problematici, specie in alcuni anni della mia vita, mentre in viaggio era assolutamente legittimo.</p>
<p><strong>M: Viaggiavi un po’ così </strong>B: Viaggiavo sempre da solo.Partivo senza soldi non sapendo mai quando sarei tornato… viaggiavo cercando qualcosa, ma nulla di preciso… niente, così.</p>
<p><strong>M: Niente di fondamentale comunque, non è stato così decisivo per te come artista…</strong> B: No! perchè io non ero un artista, non ho mai pensato di fare l’artista e soltanto dopo tre anni che di fatto facevo l’artista, ho scoperto che quello che stavo facendo poteva diventare un mestiere. La distinzione è d’obbligo per me!</p>
<p><strong>M: Scusa, quando hai cominciato a fare l’artista?</strong> B: Quando ho cambiato punto di vista. Semplicemente: mi trovo a un certo punto in una condizione di vita diversa, in una città non mia, piccola, molto convenzionale, in un ambiente diciamo anche ostile e contemporaneamente, come via di fuga, scopro delle forme di socialità &#8220;sostitutive&#8221;, come internet. Non solo, ma che mi permettevano, per la prima volta nella mia esistenza, di realizzare qualcosa di concreto e quasi tangibile, quindi di non essere solo uno che parlava e pensava molto; ma uno che poteva dare forma ad alcune idee molto semplicemente e senza costi. Da lì ho cominciato a fare l’artista, o meglio a produrre dei lavori.</p>
<p><strong>M: Quando? </strong>B: Questo era il 2000, 2001. Avevo ricevuto in adozione un computer e un parente mi aveva chiesto di cercare qualcuno che potesse realizzare un sito web&#8230; alla fine ho imparato a farli io. Era un sito di ricambi per TIR: oggetti strani e bellissimi! veramente bellissimi. Fare siti, allora era qualcosa di nuovo, ti permetteva di creare quasi delle sceneggiature teatrali dove però restavano una serie di incognite, relative a chi quando e come avrebbe calcato quella specie di palcoscenico privato. Ecco. A questo punto ho cominciato a seguire progetti miei in rete, e che cosa pensavo&#8230; qual era il mio tornaconto? pensavo: ah, magari diventerò un grafico e questi progetti strani mi faranno pubblicità… perché quella è arrivata subito, l’attenzione dei media</p>
<p><strong>M: come hai fatto a ottenerla?</strong> B: Sfornando una serie di esperimenti molto curiosi, tra gli altri un sito foot-fetish, un sito pseudo-pornografico, Pornella, il sito dei Modho, e una specie di casa virtuale. E poi &#8220;La meditazione di Yolanda&#8221;, in assoluto il primo sito per meditare on line. Un’intuizione secondo me importante</p>
<p><strong>M: In che anno?</strong> B: Nel 2001, vivevo a Barcellona. Si entra nel sito guidati dal robot di Metropolis, ribattezzato Yolanda. Volevo insinuare l&#8217;idea che internet potesse diventare una protesi non solo della memoria ma in qualche modo degli strati più profondi della coscienza. Credo che il tempo mi abbia dato ragione.</p>
<h1>4 il genio della rete</h1>
<p>B: Questo è stato l&#8217;esordio. Cui seguono altri progetti  net.art, uno molto bello si chiama Secret.room, poi Un’estate al mare… ognuno indagava qualcosa di diverso.</p>
<p><strong>M: Come si svolgeva il lavoro? </strong>B: L&#8217;utilizzo delle tecnologie era inconsueto. Perché all’inizio tutte le nuove tecnologie si applicano automaticamente.Pensa alle trasmissioni tv degli anni &#8217;80, gli effetti speciali si inserivano semplicemente perché erano la novità. Invece da subito ConiglioViola ha utilizzato, per esempio, Flash senza la grafica di Flash. Da qui è nata anche la prima sperimentazione con i video; la trilogia &#8220;Dis.soluzioni&#8221; sulle tracce del disco dei Modho, creata semplicemente animando fotografie in Flash. Questi lavori, fatti con mezzi poverissimi e che nessuno ha più visto conservano ancora oggi la loro poesia. Quello che mi interessa sempre però è avere un rapporto agonistico con il software perché  quando lavori con il digitale il software è sempre un tuo coautore silenzioso, bisogna quindi usarlo senza lasciarsi usare</p>
<p><strong>M: Anche in questo caso borderline, trasversale</strong> B: Sì, e spesso agire così ti permette di essere in anticipo. Dopo tre anni infatti questo modo di fare grafica è diventato lo stile dominante sul web. Anche <em>Recuperate Le Vostre Radici Quadrate</em> è nato due forse tre anni prima che in Italia tutti si scatenassero con gli anni 80. Lo stesso accade per <em>Nous deux</em> con la stereoscopia. Oppure la body-art digitale per trasformarsi in bambini.</p>
<p><strong>M: A questo punto tu sei un, diciamo pure, geniale sperimentatore informatico&#8230;</strong> B: mi interessa la magia, no? E io sostengo che esista una radicale affinità tra digitale e spirituale&#8230; intanto perchè hanno a che fare con l&#8217;immaterialità. Il mio rapporto con l’arte prende le mosse dal digitale, inteso come metalinguaggio, una sorta di codice metafisico per ordinare la realtà.</p>
<p><strong>M: cosa vuoi dire?</strong> B: la pittura si misura con i colori; la scultura si misura con la pietra; qualunque tecnica si misura con un materiale mentre l’arte digitale si misura con un linguaggio fatto di zero-uno, zero-uno, immateriale, numerico, appunto metalinguaggio… A me interessa questo e la possibilità che mi dà, cioè di declinare la medesima idea in ogni forma. La stesso &#8220;verbo&#8221; che si fa musica, video, fotografia e quindi assume anche forme del tutto diverse: teatro, installazione&#8230; opera! l&#8217;arte multimediale per eccellenza. Quindi il digitale diviene lo strumento per ritornare anche a una dimensione di questo tipo, direi rinascimentale&#8230; e anche è il mezzo con ho risolto il dilemma del &#8220;cosa farò da grande&#8221;, l&#8217;incubo di dovermi specializzare o di esser definito dal mio mestiere</p>
<h1>5 creare mondi condivisibili</h1>
<p>B: L’arte per me è legata a dimensioni operative di questo tipo. Praticarla vuol dire essere mago: mi interessa la figura del mago, il suo &#8220;stare fuori&#8221; che si fa carico della sofferenza degli altri</p>
<p><strong>M: il mago come l’analista?</strong> B: No, l’analista no, l’analista ha strumenti per tenere lontane le cose…</p>
<p><strong>M: L’analista è razionale</strong> B: e il mago immaginifico, corre dei rischi. Yolanda è un progetto riferito a una dimensione mistica ma anche il video &#8220;Rebus&#8221; è una specie di operazione magica, una prova iniziatica da superare per guadagnarsi l’accesso all&#8217;opera. Poi c&#8217;è l’idea dell’immersione, portare la gente, farla immergere dentro mondi altri. “Fare Mondi” come dice Birnbaum.</p>
<p><strong>M: di nuovo, questo è un problema generale dell’arte</strong> B: Per me c’era questa posizione un po’ da mago – e in questo ConiglioViola mi assomiglia: come ConiglioViola sta nell’arte così sono io nel mondo – molto al centro e molto eccentrico</p>
<p><strong>M: L’impressione che ho da te è che tu sia timido. Sul serio! &#8211; che tu sia ovviamente un consumato seduttore ma uno che mette in gioco qualcosa di autentico di non in posa. C’è tutto un gioco un ammiccamento – ma questa posizione di eccentricità è forse legata anche alla timidezza – uno che è timido è anche un po’ eccentrico no? Sta per forza al margine, perché ha paura e non è sicuro, però è anche centrale, un po’ bambino ma anche molto adulto, cioè capace di assumersi delle responsabilità. E nel lavoro tu ti sei assunto moltissima responsabilità</strong> B: Infatti per me quel modo essere così “fuori” era una risposta alla mia timidezza. All’inizio io sfidavo continuamente il limite, la mia difficoltà, poi lentamente si sono interposte delle cose fra me e il mondo e allora, quando mi sono trovato circondato da questa cinta muraria, allora l’arte è diventata il mio sostituto della relazione diretta. Lo dico con grande dispiacere ma io ho scelto questo, l’ho voluto.</p>
<p><strong>M: Quindi ConiglioViola!</strong> B: solo che poi mi è cominciata a mancare quella sofferenza, questa distruttività positiva, perché in fondo rivolta contro la barriera, contro il limite. Ho bisogno di complicità, di portare qualcuno nel mio mondo sempre, ahimè!, nella vita o nell’arte – ho bisogno che chi viene a vedere il mio lavoro entri in un altro mondo. Un tempo cercavo di portarmi le persone, di coinvolgerle totalmente, cercavo l’osmosi totale, un dare totale – può darsi però che adesso abbia meno fiducia in questa possibilità. Sono molto cambiato?</p>
<p><strong>M: quanta fiducia tu abbia io non lo so. Però il tuo progetto forse più lirico e più suggestivo secondo me tocca proprio questo tasto, è costruito sulla condivisione come strategia narrativa oltre che autobiografica… sto parlando di <em>Nous Deux</em>.</strong><br />
B: un momento, per parlare di questo devo tornare un attimo a ConiglioViola che infatti è partito da una mia idea, da una mia esigenza, e all&#8217;inizio era quasi come una creatura anonima che muoveva le sue zampette per la rete, senza che nessuno sapesse chi l&#8217;avesse partorita.<br />
A un certo punto ho sentito però la voglia di condividere questo progetto con la persona che mi era più vicina. C&#8217;era questa ossessione del due, per me un numero perfetto e impossibile, come ha detto la mia astrologa. Allora ecco io volevo andare oltre il sogno del &#8220;per sempre&#8221;. Ogni artista tende a proiettarsi nel futuro, perchè la sua opera inevitabilmente gli sopravvive. A me questo non bastava così ho voluto proiettare la storia che stavo vivendo, artistica o personale, per me è lo stesso!, anche nel passato, così che si potesse davvero dire &#8220;per sempre&#8221;.<em><br />
&#8220;Nous deux&#8221;</em> è una autobiografia immaginaria. Mia e del fu mio complice di scorribande. Sono undici immagini (perchè 1+1=2) che raccontano la storia di due bambini terribili, noi due appunto. Sono state realizzate manipolando foto attuali, attraverso quella che definisco una body art digitale , già sperimentata un anno prima con il video <em>Romantici</em>. Infine le undici opere sono state esposte utilizzando la stereoscopia, una tecnica antichissima che ancora una volta si richiama al due&#8230;<br />
Quante volte, quando incontriamo qualcuno di importante a un certo punto della nostra vita ci chiediamo&#8230; cosa sarebbe successo se ci fossimo incontrati altrove, in un altro tempo, in un&#8217;altra età? è il dramma di poter vivere una sola esistenza, una sola cosa per volta, qualcosa che mi ha sempre ossessionato (e credo che ConiglioViola un po&#8217; lo dimostri..). E&#8217; anche la dialettica dei mondi possibili. Allora l&#8217;arte per me serve a questo, a vivere anche le vite che non ho vissuto oltre che a scappare dalla mia. Prima nel giardino del PAC tu mi citavi la frase  di Battiato&#8230; &#8220;abbandonare il pianeta&#8221;.<br />
Il centro di <em>Nous deux</em> è costituito da un&#8217;immagine, tenera ma durissima, dei due bambini <em>en prison</em> che ricorre anche nel video <em>Le vent nous portera</em>. La prigione è qui la metafora proprio dell&#8217;esistenza nella sua determinatezza, nel suo essere una Bastiglia&#8230; e l&#8217;arte è la mongolfiera-coniglia su cui i due bambini sognano di fuggire.</p>
<p><strong>M: Brice, ora parli di te o del tuo lavoro?</strong> B: il punto è: a me non interessa documentare qualcosa che c’è nel mio cervello, questo è veramente poco interessante, voglio, spero di creare mondi condivisibili.</p>
<h1>6 il pubblico è fondamentale</h1>
<p>B: Più divento grande nel mondo dell’arte più acquisisco parametri, strumenti e tattiche. Non penso sia sbagliato perché, se devo condividere un mondo, almeno adesso ho idea che tipo di mondo condividere, che requisiti debba avere questo mondo per poter essere condiviso e utilizzabile, metabolizzabile dal sistema dell’arte. Tutto questo è l’estetica, è l’apparire, il modo in cui un’idea diventa fenomeno – è stupido dirlo. Devo fare in modo di creare dei ponti con le persone che mi circondano. Perché il pubblico è fondamentale nel mio lavoro, questo sia chiaro!</p>
<p><strong>M: È fondamentale anche nella tua vita</strong> B: Sì ma… ecco, molti artisti non lo dicono ma il pubblico è sempre fondamentale, anzi trovo che per quelli che non lo dicono sia ancor più fondamentale.</p>
<p><strong>M: quale pubblico?</strong> B: da non molto è cambiata la mia idea delle persone con cui dialogare perché nel mondo dell’arte c’è un pubblico diverso da quello che praticavo prima, indifferenziato. Questo l’ho scoperto poco alla volta. Io credo che il lavoro debba essere accessibile, l’arte vicina alle cose … Ma questo è un altro discorso. Vedi invece nel mondo dell&#8217;arte contemporanea accade spesso che &#8220;l&#8217;apparire&#8221; di un&#8217;opera finisca per nasconderne il contenuto, è questo è a causa di un facile pregiudizio, di un limite di molti addetti ai lavori.<br />
Io invece trovo che sia proprio in questo equilibrio difficile tra apparente e nascosto che vada cercata la vera opera d&#8217;arte. Per esempio Recuperate, che giocava anche con la musica, con canzoni note, e che era un progetto molto complesso… paradossalmente è stato più difficile per il pubblico dell’arte che per un pubblico &#8220;normale&#8221;</p>
<p><strong>M: Cosa intendi per pubblico normale?</strong> B: Un pubblico indifferenziato – quello cui ho accesso quando il mio lavoro diventa per esempio anche spettacolo teatrale. In quelle situazioni ho visto di tutto, dai vecchietti del Grinzane Festival ai ragazzini di 15 anni che non conoscevano neanche le canzoni che stavamo rifacendo e pensavano che fossero pezzi nuovi&#8230;</p>
<h1>7 TV gonfiabili</h1>
<p><strong>M: tornando a Recuperate, cosa c’entrano le radici quadrate?</strong> B: Il titolo è nonsense; mi piaceva il gioco di parole senza dubbio, poi gli effetti speciali, l’allusione alla matematica.</p>
<p><strong>M: perché gli anni Ottanta?</strong> B: L&#8217;ultima epoca mitologica! E poi c&#8217;è il mio amore per le donne di quel periodo, mi piaceva certo la musica ma in particolare mi interessava il mito aleggiante di queste figure. A differenza di Vezzoli, che mi è sempre stato accostato per questo progetto, qui si tratta non di una rievocazione nostalgica ma di proporre una dialettica con il presente. In quest’epoca, a differenza della nostra, queste figure femminili erano mitiche, erano là, come dei simboli. E mi volevo riferire in maniera esplicita al repertorio italiano, locale – perché volevo usare la cosa mia e non fare quello che usa le canzoni straniere. Queste interpreti veicolavano un rapporto forte fra la musica e l’immagine – e quindi fra il dionisiaco e l’apollineo alla fine. E questo ha la forza di fare identità.</p>
<p><strong>M: Non hai mai fatto videoclip?</strong> B: Alcuni, uno molto divertente con Loredana Bertè. Però preferisco rimanere artista, così nessuno mi dice di far vedere le chitarre e nessuno mi chiede… fra l’altro mi chiederebbero di sicuro di fare il video di pezzi che non mi piacciono e no!, questo è impossibile. Quindi ho fatto video di canzoni che non l’avevano mai avuto. Recuperate infatti riprendeva proprio quel rapporto fra musica e immagine, tipicamente anni &#8217;80 ma anche mio: dove alla musica che ti immerge in un mondo indistinto, in cui vivono in potenza mille immagini, ne viene associata una soltanto in base a una scelta precisa. Scelta precisa per una cosa che può essere infinita e, tuttavia, una porta aperta al flusso dell&#8217;identificazione.</p>
<p><strong>M: oggi questa relazione si è spezzata. Cosa pensi del Grande Fratello?</strong> B: penso che sia una stronzata geniale, come trasmissione fa schifo ma l’idea fu appunto uno spartiacque. Qui la TV come specchio del quotidiano, e prima la TV come teatro, dove assisto a qualcosa che mi è “superiore”: per ritornare lì in un certo senso ho fatto Recuperate. Al modo esortativo. Come scenografia dello spettacolo ho messo un&#8217;enorme TV gonfiabile, quella che appunto conteneva il teatro</p>
<p><strong>M: Carina l’idea</strong> B: Le cose carine a volte si fanno perché la scenografia deve entrare nel cofano.</p>
<h1>8 musica da parati</h1>
<p><strong>M: anche il coniglio è gonfiabile?</strong> B: Il coniglio è nato prima della TV? non ricordo più…</p>
<p><strong>M: Perché è grande questo coniglio, qui dentro per esempio, nella stanza in cui parliamo, non ci starebbe</strong> B: Nooo…</p>
<p><strong>M: Perché l’hai fatto così grande? </strong>B: Megalomania</p>
<p><strong>M: L’hai fatto per Venezia…</strong> B: No, in realtà era nato già prima, per la Biennale dei Giovani Artisti a Napoli. Il coniglio allora aveva una pancia verde e le persone potevano entrare lì ad amoreggiare. Usando il chroma-key proiettavo all’esterno le scene su sfondi surreali.</p>
<p><strong>M: Si fa l’amore nella pancia dei conigli in genere o perché i conigli fanno tanto l’amore o… perché verde?</strong> B: Perché col verde o col blu puoi fare i chroma-key, la tecnica che uso per i miei video. Questo però era tutto dal vivo – era un VJSet –  tipico di quando remixi le tue immagini dal vivo, le proietti, non le trattieni ma le lasci scorrere… è un po’ faticoso come lavoro ma io trovavo che questo VJSet,  all’epoca molto in voga, funzionasse un po’ come una carta da parati, il che è giusto dato che anche la musica del DJ  non è  che carta da parati. Non lo dico in senso negativo, anzi è stato proprio un passaggio storico: la musica che diventa colonna sonora cioè continuum – mentre prima la composizione aveva un inizio una fine, una struttura, in crescendo. Invece il DJSet è un loop. Allora: musica da parati. Per fare un set che entrasse di più nelle persone facevo entrare le persone dentro al set. E quindi li trasformavo in protagonisti.</p>
<h1>9 dall’altra sponda del mare</h1>
<p>B: E questa è la nascita del Coniglio. Poi il Coniglio ha avuto un nome: ho chiesto a una ragazza, durante una mostra, come battezzarlo e lei ha suggerito: Gesù. Profetica. Infatti quando nel 2007 volevo fare rumore  alla Biennale di Venezia avevo deciso di farlo &#8220;camminare&#8221; sulle acque, mettergli le ali, la benda da pirata e trasformarlo in un pirata, che faceva il verso al Leone di San Marco e che&#8230;</p>
<p><strong>M: Perché, il leone di San Marco era un pirata?</strong> B: Era una parodia – aveva le ali. Dal punto di vista allegorico, il coniglio e il leone sono agli antipodi, uno è il coraggio e l’altro è la codardia, no? Allora guarda, io ti faccio un coniglio più aggressivo di questo leone. Il leone in questo caso diventava simbolo del sistema dell’arte e …</p>
<p><strong>M: Eri già stufo o volevi ancora ribaltare gli stereotipi?</strong> B: Volevo un Coniglio feroce più di questo Leone. Che mi pareva stanco, bendato, chino su se stesso. Ecco allora un gesto spettacolare, divertente, anche autobiografico, perché io mi sentivo così, io penso di essere arrivato all’arte dall’altra sponda del mare, che non si sa bene quale sia. Sei nel mare, da dove sei partito non lo sai… ma sei arrivato lì e io volevo arrivare così: con un progetto festoso ma critico, esplosivo ed eclatante, distruttivo ed eclatante: così è ConiglioViola, come lo vedo io.<br />
L’attacco era rivolto all’arte – un avvertimento: guardate, l’arte deve guardare fuori, non solo se stessa. È terribile quando l’arte guarda solo se stessa, è un meccanismo narcisistico …e tu sai che fine ha fatto Narciso</p>
<p><strong>M: è caduto nella fontana</strong> B: Si suicida a furia di innamorarsi di sé, di citarsi…</p>
<p><strong>M: Non è un rischio che tu corri?</strong> B: Perché.. io? e sì, tutti lo corriamo! Certo. Però io cerco di non trarre ispirazione dal sistema ma sempre da qualcosa che sta lì fuori&#8230;</p>
<p><strong>M: Prima ti ho detto una cosa che non so bene perché ti ho detto anche se ne sono profondamente convinta: la questione della responsabilità – secondo me sei molto responsabile, quando fai un progetto non ti fermi di fronte a niente, investi di tutto, vuoi tantissimo e usi tantissimi linguaggi diversi. In altre parole: hai bisogno di fare veramente qualcosa di pieno, non per te ma per l’altro. Questo è essere responsabile</strong> B: &#8230;</p>
<p><strong>M: Tu vuoi che chi arriva davanti al tuo lavoro, nel tuo lavoro sia felice</strong> B: Sì. Felice o comunque che … questo è il ruolo dell’arte. Se no a cosa serve? non è un libro di filosofia, l’arte. Se fosse un trattato&#8230; sarebbe davvero un trattato mal riuscito… allora quando trovo artisti che pensano di spiegarti qualcosa o di fare un documentario mah! cos’è? c’è qualcuno che lo fa meglio di voi, questo. Non riesco a trovare, per quanto sia di moda, lo è ancora boh! fare documentari o spiegare idee… non mi interessano. Invece: il lavoro deve destare cose, agganciarti o ingaggiarti, rivelare, avvolgere, spalancare. Si lavora attraverso la meraviglia.</p>
<h1>10 attraverso la meraviglia</h1>
<p><strong>M: Tu produci performance ma non agisci in prima persona</strong> B: Ma questo dipende. Ma no, potrei anche agire io in prima persona, ma forse sono troppo timido, adesso. Una volta facevo performance tutti i giorni, senza palcoscenico quindi più rischiose … facevo dei gesti, rischiavo anche di farmi picchiare a volte, poi non mi picchiavano, non so perché in realtà, forse si capiva che il gesto era innocente, credo. In ogni caso la performance mi interessa fino a un certo punto: l’unica che ho veramente fatto è l’attacco pirata.  Il resto per me è teatro. Quindi se produco veri spettacoli teatrali voglio che in scena ci siano veri professionisti.</p>
<p><strong>M: però hai rischiato in un’altra maniera, quando una tua opera è stata addirittura al centro di uno scandalo nazionale e ha causato la cancellazione di una mostra&#8230; <em>Ecce Trans</em> ha sollevato un polverone pazzesco, ne hanno parlato tutti, ha prodotto liti, prese di posizione, commenti inferociti, special televisivi. Quella volta l’hai fatta grossa. Io non amo affatto la provocazione fine a se stessa di cui l’arte contemporanea è strapiena: anzi la considero un sintomo della sua debolezza, della sua crisi, del suo vuoto. Mi spieghi un po’, dunque, cosa volevi fare tu??<br />
</strong> B: Pasolini diceva che l&#8217;opera di un artista quando è onesta desta sempre scandalo perché il suo sguardo irrompe dissonante nella vita degli uomini. Vedi, quando fui invitato a partecipare a quella mostra  pensai di essere, tra gli artisti esposti, uno dei pochi viventi e quindi che fosse mio preciso dovere dire qualcosa sull&#8217;oggi. Neppure a me importa nulla delle provocazioni gratuite! le provocazioni sono tali solo quando servono a rivelare la verità, altrimenti sono becere offese, facili, inutili, e oggi nemmeno si scontano più, anzi portano solo pubblicità! Invece, ecco, c&#8217;era da esprimere un&#8217;emergenza e io avevo la vetrina per farlo, e in quell&#8217;anno (2007?) la questione gay era una delle spine della politica italiana. Allora, parlando delle sessualità, io ho voluto  concentrarmi in particolare sul “trans”, che ritengo sia l&#8217;unica figura realmente non integrata, ai margini del nostro mondo. Era scoppiato quel caso ridicolo, una semplice foto in cui Sircana, magari casualmente, passava in auto vicino a un trans aveva destato un tale scandalo&#8230; La foto era stata acquistata al paparazzo che l’aveva scattata da un grosso editore che però poi non l’aveva pubblicata&#8230; Così ripresi quella foto da internet e con una banale manipolazione sostituii al trans la figura di Cristo, ispirandomi a un passo del Vangelo Secondo Matteo, non a caso amato da Pasolini. E ne è nata l&#8217;unica opera di carattere sociale/politico del mio percorso. Gesù, che in primo luogo fu un grande provocatore, un ribelle, ci dice qui che in ogni persona &#8220;ai margini&#8221; possiamo riconoscere la sua figura. Ecco che allora il trans in questione, oggetto di un tale scalpore, diventava per me una perfetta Imago Christi. Ma in più c&#8217;era un altro livello. Sulla foto avevo voluto applicare l&#8217;etichetta con il prezzo, €100.000, lo stesso a cui fu acquistata la paparazzata originale. Qui si trattava di puntare il dito contro la stupidità del giornalismo contemporaneo che si alimenta di facili scoop per confondere la nostra attenzione, e sottolineare come l&#8217;artista possa essere autore di uno scoop ben più clamoroso (in vendita allo stesso prezzo dell&#8217;orinale e con il prezzo ben in vista!) perché la sua macchina fotografica, anche quando è puntata sulla realtà, cattura particolari che sfuggono allo sguardo comune. In fondo il clamore che Ecce Trans ha destato dimostra che ho centrato il bersaglio&#8230; ma lo scandalo non risiedeva nell&#8217;opera, ortodossa, fedele al Vangelo, bensì nel giudizio di chi l&#8217;ha condannata facendosi scudo di un facile e ipocrita moralismo.</p>
<p><strong>M: hai pagato un bel prezzo per tutto questo</strong> B: &#8230;i commercianti onesti guadagnano sempre qualcosa in meno!</p>
<p><strong>M: e oggi cosa vuoi fare?</strong> B: Voglio inventare un vascello &#8211; non più un pedalò – un vascello pirata, volante, non lo so, con quante più persone possibili, ciascuna con quello che può portare. Voglio essere ancora più multimediale in un certo senso: è difficilissimo dal punto di vista pratico ma risponde al mio bisogno. Tracciare nuove rotte per la meraviglia.</p>
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		<title>Domenico Quaranta &#8211; Alice fa Yoga</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 00:01:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CapitanConiglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[testi]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando Alice incontra per la prima volta il Bianconiglio si sta annoiando, con sua sorella, sulla riva del fiume. Lo insegue sotto la siepe, poi giù per un profondissimo pozzo, fino a una stanza piena di porte, bottiglie e dolcetti, e da lì a un mondo delle meraviglie che, con l&#8217;aiuto di Lewis Carroll, finirà [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.coniglioviola.com/it/domenico-quaranta-alice-fa-yoga/' addthis:title='Domenico Quaranta &#8211; Alice fa Yoga'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando Alice incontra per la prima volta il Bianconiglio si sta annoiando, con sua sorella, sulla riva del fiume. Lo insegue sotto la siepe, poi giù per un profondissimo pozzo, fino a una stanza piena di porte, bottiglie e dolcetti, e da lì a un mondo delle meraviglie che, con l&#8217;aiuto di Lewis Carroll, finirà per condividere con noi.</p>
<p>Quando Alice incontra per la prima volta ConiglioViola si sta annoiando, da sola, davanti al computer. Procede svogliata da un link all&#8217;altro, pensando, come la sua omonima: “a che pro un libro senza le figure e i dialoghi”? È il 2001, e Internet, è, in buona parte, molto simile a un libro senza figure e senza dialoghi, un luogo votato alla serendipity ma al contempo piuttosto parco di sorprese.</p>
<p>Il ConiglioViola trascina Alice nel vortice di una esperienza surreale, una “meditazione” in rete. Davanti ai suoi occhi compare Yolanda, uno strano robot atteggiato in posizione di meditazione. Sul suo corpo lampeggiano i 7 chakra della tradizione Yoga. Alice è invitata a intraprendere con Yolanda un personale percorso di meditazione sui chakra. Cliccando su di essi, si attivano delle animazioni ipnotiche che facilitano la meditazione. In Yolanda, Alice non può riconoscere Maria, la donna-robot di Metropolis (1927), di Fritz Lang. La sua cultura cinematografica si limita ai film per teenager e a Dawson&#8217;s Creek, una serie TV molto in voga ai tempi. Non giudica kitsch l&#8217;estetica del sito, né si interroga sull&#8217;opportunità di portare la meditazione Yoga sullo schermo di un computer. Oltretutto, Alice fa Yoga, o quantomeno ha preso qualche lezione. Subito gira il link alle sue compagne di corso, e il sabato mostra il sito alla maestra.</p>
<p>Succede così che, nel 2001, il progetto di ConiglioViola diventa un oggetto di culto per centinaia di seguaci delle filosofie New Age. La meditazione di Yolanda viene usata, in privato o durante le lezioni. ConiglioViola non si stupisce più di tanto: conosce la rete quanto basta per sapere che lì, un&#8217;opera d&#8217;arte può avere un destino del tutto imprevisto. Le parodie vengono confuse con gli originali, le provocazioni estreme accolte come proposte concrete, su cui è possibile fondare un nuovo business. In questo contesto, non c&#8217;è nulla di strano se una discreta riflessione sullo schermo del computer come specchio del sé, proiezione del suo utente, luogo di vita più che strumento di lavoro diviene uno strumento di meditazione; o se una sottile presa in giro delle filosofie New Age sollecita l&#8217;identificazione di chi queste filosofie le pratica in tutta serietà.</p>
<p>Nel 2001, del resto, lo stesso ConiglioViola è ancora un&#8217;identità in corso di definizione. Nato con l&#8217;intenzione di dare vita a una attività multimediale e di rivolgersi al pubblico più vasto possibile, non dà per scontato che l&#8217;arte costituisca lo sbocco privilegiato di questa attività. Nel frattempo, Internet sembra dare una risposta a entrambe queste aspettative, e ConiglioViola abbraccia questa promessa con entusiasmo. Nel 2003, La Meditazione di Yolanda si arricchisce del “tempio”, una nuova dimensione inquietante e surreale, a cui l&#8217;utente accede dopo aver meditato sui 7 chakra e che gli consente di contribuire, con i suoi pensieri, a una sorta di inconscio collettivo online. Nel frattempo, la sua riflessione sul teatro e sulla possibilità di usare Internet come spazio performativo produce un altro lavoro in rete: The Secret Room (2004). Il lavoro nasce dalla collaborazione con la compagnia italo-australiana IRAA Theatre. Lo spettacolo The Secret Room è un esperimento di teatro interattivo che si compone di due momenti: nel primo, dieci persone vengono invitate nella casa privata di Roberta, la protagonista. Roberta e i suoi invitati chiacchierano, in una atmosfera di intimità e rilassatezza. Quindi, gli invitati vengono invitati nella “stanza segreta” di Roberta, lontano dal palco, a condividere in privato i suoi segreti.</p>
<p>Anche il progetto in rete di ConiglioViola si compone di due momenti. Una volta aperto il sito, un&#8217;animazione al cardiopalma ti avvisa che “il computer è la tua stanza segreta”, e che “il browser è il tuo regista”. Quindi sei aggredito da una valanga di finestre pop-up, ciascuna dei quali contiene un video. Il comportamento inconsueto del sito (che ricorda le strategie di spamming adottate dai siti pornografici), unito al peso dei frammenti video, può mettere a dura prova sia te, comprensibilmente spaventato, che la tua macchina, che può far fatica a gestire tutto questo materiale. Se entrambi resistete, e se passi in rassegna con pazienza la cinquantina di finestre che ti si è aperta davanti, ti può capitare di trovare, in una di queste, un cancello con un campanello. Suoni. Se Roberta decide di lasciarti entrare, verrai inviato a lasciare un indirizzo e-mail. Ore o giorni dopo, troverai nella tua casella di posta un messaggio di Roberta, che ti fissa un appuntamento. Se non ti sei ancora stancato, e se i casi della vita non ti impediscono di recarti sul sito alla tal ora del tal giorno, avrai finalmente accesso alla stanza dei segreti.</p>
<p>Prima di svelarne i contenuti, può essere utile soffermarsi un attimo sul gioco sottile messo in scena da ConiglioViola. Interessato a tradurre uno spettacolo teatrale in un “net.drama”, ConiglioViola evita accuratamente la strada della “realtà aumentata”, della partecipazione all&#8217;evento reale attraverso la rete. Preferisce, invece, usare il Web per creare una situazione analoga a quella reale, ma al contempo fortemente radicata nei linguaggi e nelle dinamiche della rete. Al concetto di interattività, che in rete significa poco più che cliccare qua e la in cerca di un link, subentra quello di partecipazione: una partecipazione sofferta, cercata e ottenuta dal visitatore tra attese e sorprese. La scena reale, ripresa da ConiglioViola durante la sua visita alla “secret room” di Roberta, si ripresenta nei frammenti video in ordine assolutamente casuale e sempre variabile, togliendoci ogni possibilità di ricostruirla con chiarezza. Il meccanismo dell&#8217;appuntamento crea aspettativa, ma al contempo vìola una delle leggi non scritte della rete, secondo cui un visitatore costretto a ritornare per fruire un contenuto è un visitatore perso. Tutto è congegnato per non farci entrare nella “secret room”, o per effettuare una severa selezione dei visitatori (altra violazione delle regole non scritte della rete).</p>
<p>Chi, senza farsi spaventare dai pop-up, ha cercato pazientemente la via per la “secret room”, ripresentandosi puntuale all&#8217;appuntamento, non sarà stupito nello scoprire che la stanza dei segreti non è altro che la root del sito, la pagina in cui il progetto non mostra la propria interfaccia, ma la propria struttura. Come per Neo, il protagonista di The Matrix (1999), la visione dei codici, di routine per chi la rete la programma, diventa per l&#8217;utente comune un evento catartico, destinato a renderlo immune alle fascinazioni della rete.</p>
<p>Con Neo torniamo al Coniglio Bianco, e con lui ad Alice. Negli anni seguenti, la rete resterà la piattaforma creativa di ConiglioViola, il luogo in cui si originano molti dei suoi incantesimi: la mitologia di partenza dell&#8217;attacco pirata alla Biennale, la fonte inesauribile del suo immaginario e del suo lavoro di postproduzione sull&#8217;immagine. Occasionalmente, nasceranno altri lavori in rete, come Un&#8217;estate al mare (un vj-set in forma di gioco in Flash che fa da teaser al progetto Recuperate le Vostre Radici Quadrate) e Bertepolis, un Flash movie smaccatamente camp dedicato a Loredana Berté. Ma, dopo tanti anni di presenza, è soprattutto la sua assenza a farsi sentire: in un&#8217;epoca in cui i siti sopravvivono di gran lunga alla scomparsa dei loro autori, quel “fine primo tempo” che da qualche mese chiude l&#8217;accesso al suo sito web non si limita a replicare online una fase di pausa e di ripensamento del suo lavoro, ma diventa l&#8217;ennesima teatralizzazione della propria esistenza.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Domenico Quaranta</em></strong></p>
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		<title>Maurizio Ferraris &#8211; Dopo la vita cosa?</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 23:56:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CapitanConiglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un esercizio utile sarà confrontare il video dei due fanciulli morti con una esecuzione  di questa canzone su YouTube. Io ne ho trovata in particolare una del Festival di San Remo, con tutto lo splendore di Al Bano e Romina dei tempi gloriosi. Apparentemente, parlano, come sempre accadeva nel loro caso, della felicità e della [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.coniglioviola.com/it/maurizio-ferraris-dopo-la-vita-cosa/' addthis:title='Maurizio Ferraris &#8211; Dopo la vita cosa?'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un esercizio utile sarà confrontare il video dei due fanciulli morti con una esecuzione  di questa canzone su YouTube. Io ne ho trovata in particolare una del Festival di San Remo, con tutto lo splendore di Al Bano e Romina dei tempi gloriosi. Apparentemente, parlano, come sempre accadeva nel loro caso, della felicità e della semplicità della vita di coppia.</p>
<p>La felicità non è solo un bicchiere di vino e mangiare un panino, come suggerivano in un altro celeberrimo hit in cui non sarà difficile trovare un retrogusto cristologico, ma è anche superare la vana curiositas (<em>il sogno delle hawaii</em>), l&#8217;inautenticità, per accedere all&#8217;amore vero, quello tra Al Bano e Romina anzitutto e per tutti.</p>
<p>Ma questa non è che la prima lettura. E&#8217; chiaro che dopo questa riconciliazione in terra ce ne è un&#8217;altra che aspetta in cielo (“devi crederci”), là dove è silenzio e tenebre la gloria che passò, ma dove, d&#8217;altra parte, si fa strada un mondo migliore ed anche “un modo più umano per dirti ti amo”.</p>
<p>ConiglioViola ha capito il segreto di Al Bano e Romina, lo ha stanato. Stanno parlando della vita dopo la vita. E l&#8217;esercizio di ConiglioViola mi ha suggerito l&#8217;impressionante affinità delle strofe della canzone con i  versi di Giovanni Raboni (da <em>Quare tristis, L’opera poetica,</em> I Meridiani Mondadori, p. 997): “<em>Dopo la vita cosa? ma altra vita, | si capisce, insperata, fioca, uguale, | tremito che non s’arresta, ferita | che non si chiude eppure non fa male</em>”.</p>
<p>Ma l&#8217;esercizio, credo, non finisce qui, non si esaurisce nello smascheramento del messaggio profondo di Al Bano e Romina.  Siamo un po&#8217; nella situazione di <em>The Others</em>, il film del 2001 con Nicole Kidman, in cui per buona parte della storia crediamo di avere a che fare con dei vivi che hanno paura dei morti, e poi scopriamo che i morti sono proprio quelli che credevamo vivi, e che dunque stavamo guardando la vita con gli occhi della morte, e non la morte con gli occhi della vita.  Se mi si passa il riferimento scolastico e saccente, è anche la situazione delle mummie di Federico Ruysch: “<em>Come da morte |Vivendo rifuggia, cosí rifugge |Dalla fiamma vitale | Nostra ignuda natura | Lieta no ma sicura</em>”.</p>
<p>La morale è molto semplice. Chi ha detto che il pop rifugge la morte? La fuggono la politica e purtroppo, spesso, anche la religione, oggi così restie a ricordarci che moriremo, e anzi (nel caso della politica) così disposte a prometterci centovent&#8217;anni di vita. Ma il pop non si direbbe che fugga la morte, la guarda in faccia.</p>
<p>Abbiamo i trionfi della morte di testi come <em>The End</em> dei Doors (“<em>My only friend, the end</em>”), che in <em>Apocalypse Now</em> ha trovato una nuova forza mescolandosi con la dannazione di Kurz (“<em>l&#8217;orrore, l&#8217;orrore</em>”).</p>
<p>Abbiamo, passando dal pop del Novecento a quello del Settecento, dei culti cruenti, all&#8217;epoca in cui Federico il Grande esortava i suoi soldati al grido di “<em>Cani, credevate di vivere in eterno?</em>”. Di questi culti si trovano delle tracce in luoghi insospettabili, per esempio nella Marsigliese, dove non solo abbiamo il consiglio di “sgozzare i feroci soldati” della reazione, in modo che il loro “sangue impuro abbeveri i solchi” delle campagne francesi, ma anche l&#8217;auspicio che, nell&#8217;istante della morte, facciano ancora in tempo a contemplare la gloria delle armate della libertà (“<em>Que tes ennemis expirants | Voient ton triomphe et notre gloire!</em>”). Tutte amenità commoventi che fanno vibrare la  erre di Mireille Mathieu e piangere maschi e femmine in Casablanca.</p>
<p>E abbiamo anche tante canzoni pop escatologiche, per esempio quelle di Paolo Conte, che a volte è nichilista (“<em>Areonautico è il cielo | vuoto, abissale sarà | senza orologi quel viaggio | tra stelle e cenere andrà</em>”), ma altre volte è speranzoso (“<em>un’ altra vita per noi| oltre il dialetto che hanno i santi,| arcano come certi amanti…|un’ altra vita verrà, e un&#8217;altra vita sarà | oltre le lune e gli uragani | e le tue mani sopra le mie mani…</em>”), in cui a volte compare Dio in persona, il padrone che non ti darà la sua bici.</p>
<p>In queste canzoni, su questo solco, potremo d&#8217;ora innanzi inserire anche Al Bano e Romina, grazie alla decostruzione di ConiglioViola.</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Maurizio Ferraris</strong></em></p>
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		<title>Achille Bonito Oliva &#8211; Stanza del rebus: la porta dell&#8217;attimo.</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 23:55:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CapitanConiglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[testi]]></category>

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		<description><![CDATA[Lacan pone l&#8217;arte sotto il segno parallelo della paranoia cri­tica. Entrambe lavorano sulla ripetizione, sulla moltiplicazione e sulla dissociazione. &#8220;L&#8217;identificazione iterativa dell&#8217;oggetto &#8221; di­venta il movimento di una conoscenza paradossale, l&#8217;apertura di uno spiraglio da cui non proviene nessuna luce. L&#8217;artista abita solo vicino alla porta, in una casa che sopporta unicamente l&#8217;arre­do spoglio, naturalmente [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.coniglioviola.com/it/achille-bonito-oliva-stanza-del-rebus-la-porta-dellattimo/' addthis:title='Achille Bonito Oliva &#8211; Stanza del rebus: la porta dell&#8217;attimo.'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lacan pone l&#8217;arte sotto il segno parallelo della paranoia cri­tica. Entrambe lavorano sulla ripetizione, sulla moltiplicazione e sulla dissociazione. &#8220;L&#8217;identificazione iterativa dell&#8217;oggetto &#8221; di­venta il movimento di una conoscenza paradossale, l&#8217;apertura di uno spiraglio da cui non proviene nessuna luce. L&#8217;artista abita solo vicino alla porta, in una casa che sopporta unicamente l&#8217;arre­do spoglio, naturalmente oliato, di una cerniera domestica che sembra promettere molte agnizioni, epifanie e illuminazioni. In­vece da questo punto nessuno arriva.</p>
<p>Allora l&#8217;artista si bussa da solo, crea un&#8217;aspettativa incom­bente e confinante con il silenzio. Non abbandona mai la posizio­ne d&#8217;attesa, non muove i muscoli, ma si premunisce assumendo una posizione, quella del collo lungo, di un movimento retrattile che gli permette di sollevarsi da sé, d&#8217;intravedere e contemporanea­mente stravedere. Si sa, ed è probabile, l&#8217;artista è un uomo che non ha la testa sulle spalle, quindi neanche il collo, tutti se ne avvedono: tale evidenza viene insegnata anche ai bambini nelle scuole, e questo è denunciato come segno d&#8217;irresponsabile asocia­lità. L&#8217;artista, come dice Thomas Mann, non è un buon riforma­tore, in quanto ha un amore particolare per la volgarità e la vita, che poi sono la stessa cosa.</p>
<p>Egli non si organizza scorte, non pratica accumuli di viveri, né aspetta qualcuno che gli porti doni adatti per lo scambio, perché non ha occhi per sentire né orecchie per vedere. Perciò si bussa da solo, introduce così oltre la porta il fantasma iterativo che entra e esce. Come la tartaruga, l&#8217;artista si fa carico della porta, si carica la porta sulle spalle, corazzato con questa, circumnaviga con il collo intorno e fuori, pronto a ritirarsi appena effet­tuato il colpo d&#8217;occhio.</p>
<p>II colpo d&#8217;occhio termina inevitabilmente nel suo punto ini­ziale. L&#8217;artista con il collo lungo fa la ruota di pavone e si trova con la vista a scoprire la ripetizione, il proprio corpo come un simulacro in attesa dietro la porta. Insomma l&#8217;artista non aspetta mai visite, così si consola aprendosi e chiudendosi dietro e fuori la porta che funziona in tal modo da specchio. È lì, sul guscio concavo e speculare, che il passato seppellisce il proprio futuro, che il colpo d&#8217;occhio fonda la svista e l&#8217;allucinazione perversa di molte ubiquità.</p>
<p>Mettere il collo fuori dalla porta significa l&#8217;esposizione del perturbante, come dire che Lacan apre e trova a aspettarlo Freud! Comunque l&#8217;artista si carica il collo sulle spalle e continua la propria peripezia, ponendosi in ascolto di altre apparizioni, pron­to a altre agnizioni, sollecito nello spalancare la porta sull&#8217;assenza dell&#8217;altro.               .   ,</p>
<p>Così il cigolìo si misura con il rumore sommesso della risata, risata d&#8217;artista, quella di Zarathustra, che sa come aprire significhi soltanto spostare aria e porre inevitabilmente la porta sotto il segno del tempo: la porta dell&#8217;attimo. .</p>
<p>Qui ormai spazio e tempo non coincidono più, non giocano, felici coincidenze. La prudente geometria dello spiraglio non con­tiene l&#8217;irruzione del fantasma che precipita velocemente e tumul­tuosamente, è il caso di dire, a rotta di collo. L&#8217;irruzione avviene senza ragione, altrimenti non sarebbe possibile ridere, non sareb­be possibile innescare il disinibente processo del riso che argina così il confronto e l&#8217;avvento dell&#8217;assenza. Anche perché Lacan ha avvertito l&#8217;artista che il reale è impossibile. Allora l&#8217;arte diventa la pratica del collo lungo che ingigantisce la propria circumnavi­gazione approfittando della conferma ricevuta, confortata dalla notizia che fuori c&#8217;è il deserto e forse nemmeno questo&#8230;</p>
<p>Così l&#8217;arte&#8221;diventa il risarcimento di un&#8217;attesa che non ap­proda a nessuna visita, una maniera di giocare il doppio ruolo di ospite, di chi inganna nietzschianamente l&#8217;attesa, parlando a alta voce e contemporaneamente tacendo per fondare il miraggio di un incontro. Umoristicamente l&#8217;artista si mette all&#8217;opera seguendo il nuovo adagio che chi cerca non trova. In tal modo egli si procura e nello stesso tempo pratica l&#8217;allontanamento da ogni incontro, la riduzione del reale al puro ingombro, al meccanico movimento dell&#8217;aprire e chiudere la porta. Aprendo e chiudendo, la porta dell&#8217;attimo diventa il ventaglio di carta che agita l&#8217;aria, che copre e scopre nel suo movimento frastagliato alternanze di particolari, lampi di figure e scoppi di segni.</p>
<p>Senza sforzo e senza lavoro, con molto sfarzo, che poi non significa senza perizia, l&#8217;artista ripetutamente si solleva sul pro­prio collo, con lo stile del collo, producendo con leggerezza il senso di un proverbio zen: &#8220;II battito per l&#8217;aria di una mano sola&#8221;.</p>
<p>L&#8217;artista ha una mano sola, concentrata e fissata nella peri­zia, nell&#8217;uso folgorante e notturno della mano mancina. È pro­verbialmente sinistra la mano d&#8217;artista, rafforzata da una risata che isola e amplifica il gesto. Appagato dalla propria incompletez­za, l&#8217;artista perfeziona la propria mutilazione, tagliandosi, ove mai fosse cresciuta, la mano destra dentro i battenti della porta. In­somma l&#8217;artista mette la mano destra dentro la porta, che poi significa fuori dal quadro. Disarmatesi da solo, egli impedisce che la mano destra sappia quello che fa la sinistra, perdendo così ogni riserbo e lasciando impudicamente bene in vista opere fatte a arte.</p>
<p>Achille Bonito Oliva</p>
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		<title>Achille Bonito Oliva &#8211; Stanza del rebus: la porta dell&#039;attimo.</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 23:55:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CapitanConiglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[testi]]></category>

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		<description><![CDATA[Lacan pone l&#8217;arte sotto il segno parallelo della paranoia cri­tica. Entrambe lavorano sulla ripetizione, sulla moltiplicazione e sulla dissociazione. &#8220;L&#8217;identificazione iterativa dell&#8217;oggetto &#8221; di­venta il movimento di una conoscenza paradossale, l&#8217;apertura di uno spiraglio da cui non proviene nessuna luce. L&#8217;artista abita solo vicino alla porta, in una casa che sopporta unicamente l&#8217;arre­do spoglio, naturalmente [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.coniglioviola.com/it/achille-bonito-oliva-stanza-del-rebus-la-porta-dellattimo-2/' addthis:title='Achille Bonito Oliva &#8211; Stanza del rebus: la porta dell&#039;attimo.'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lacan pone l&#8217;arte sotto il segno parallelo della paranoia cri­tica. Entrambe lavorano sulla ripetizione, sulla moltiplicazione e sulla dissociazione. &#8220;L&#8217;identificazione iterativa dell&#8217;oggetto &#8221; di­venta il movimento di una conoscenza paradossale, l&#8217;apertura di uno spiraglio da cui non proviene nessuna luce. L&#8217;artista abita solo vicino alla porta, in una casa che sopporta unicamente l&#8217;arre­do spoglio, naturalmente oliato, di una cerniera domestica che sembra promettere molte agnizioni, epifanie e illuminazioni. In­vece da questo punto nessuno arriva.</p>
<p>Allora l&#8217;artista si bussa da solo, crea un&#8217;aspettativa incom­bente e confinante con il silenzio. Non abbandona mai la posizio­ne d&#8217;attesa, non muove i muscoli, ma si premunisce assumendo una posizione, quella del collo lungo, di un movimento retrattile che gli permette di sollevarsi da sé, d&#8217;intravedere e contemporanea­mente stravedere. Si sa, ed è probabile, l&#8217;artista è un uomo che non ha la testa sulle spalle, quindi neanche il collo, tutti se ne avvedono: tale evidenza viene insegnata anche ai bambini nelle scuole, e questo è denunciato come segno d&#8217;irresponsabile asocia­lità. L&#8217;artista, come dice Thomas Mann, non è un buon riforma­tore, in quanto ha un amore particolare per la volgarità e la vita, che poi sono la stessa cosa.</p>
<p>Egli non si organizza scorte, non pratica accumuli di viveri, né aspetta qualcuno che gli porti doni adatti per lo scambio, perché non ha occhi per sentire né orecchie per vedere. Perciò si bussa da solo, introduce così oltre la porta il fantasma iterativo che entra e esce. Come la tartaruga, l&#8217;artista si fa carico della porta, si carica la porta sulle spalle, corazzato con questa, circumnaviga con il collo intorno e fuori, pronto a ritirarsi appena effet­tuato il colpo d&#8217;occhio.</p>
<p>II colpo d&#8217;occhio termina inevitabilmente nel suo punto ini­ziale. L&#8217;artista con il collo lungo fa la ruota di pavone e si trova con la vista a scoprire la ripetizione, il proprio corpo come un simulacro in attesa dietro la porta. Insomma l&#8217;artista non aspetta mai visite, così si consola aprendosi e chiudendosi dietro e fuori la porta che funziona in tal modo da specchio. È lì, sul guscio concavo e speculare, che il passato seppellisce il proprio futuro, che il colpo d&#8217;occhio fonda la svista e l&#8217;allucinazione perversa di molte ubiquità.</p>
<p>Mettere il collo fuori dalla porta significa l&#8217;esposizione del perturbante, come dire che Lacan apre e trova a aspettarlo Freud! Comunque l&#8217;artista si carica il collo sulle spalle e continua la propria peripezia, ponendosi in ascolto di altre apparizioni, pron­to a altre agnizioni, sollecito nello spalancare la porta sull&#8217;assenza dell&#8217;altro.               .   ,</p>
<p>Così il cigolìo si misura con il rumore sommesso della risata, risata d&#8217;artista, quella di Zarathustra, che sa come aprire significhi soltanto spostare aria e porre inevitabilmente la porta sotto il segno del tempo: la porta dell&#8217;attimo. .</p>
<p>Qui ormai spazio e tempo non coincidono più, non giocano, felici coincidenze. La prudente geometria dello spiraglio non con­tiene l&#8217;irruzione del fantasma che precipita velocemente e tumul­tuosamente, è il caso di dire, a rotta di collo. L&#8217;irruzione avviene senza ragione, altrimenti non sarebbe possibile ridere, non sareb­be possibile innescare il disinibente processo del riso che argina così il confronto e l&#8217;avvento dell&#8217;assenza. Anche perché Lacan ha avvertito l&#8217;artista che il reale è impossibile. Allora l&#8217;arte diventa la pratica del collo lungo che ingigantisce la propria circumnavi­gazione approfittando della conferma ricevuta, confortata dalla notizia che fuori c&#8217;è il deserto e forse nemmeno questo&#8230;</p>
<p>Così l&#8217;arte&#8221;diventa il risarcimento di un&#8217;attesa che non ap­proda a nessuna visita, una maniera di giocare il doppio ruolo di ospite, di chi inganna nietzschianamente l&#8217;attesa, parlando a alta voce e contemporaneamente tacendo per fondare il miraggio di un incontro. Umoristicamente l&#8217;artista si mette all&#8217;opera seguendo il nuovo adagio che chi cerca non trova. In tal modo egli si procura e nello stesso tempo pratica l&#8217;allontanamento da ogni incontro, la riduzione del reale al puro ingombro, al meccanico movimento dell&#8217;aprire e chiudere la porta. Aprendo e chiudendo, la porta dell&#8217;attimo diventa il ventaglio di carta che agita l&#8217;aria, che copre e scopre nel suo movimento frastagliato alternanze di particolari, lampi di figure e scoppi di segni.</p>
<p>Senza sforzo e senza lavoro, con molto sfarzo, che poi non significa senza perizia, l&#8217;artista ripetutamente si solleva sul pro­prio collo, con lo stile del collo, producendo con leggerezza il senso di un proverbio zen: &#8220;II battito per l&#8217;aria di una mano sola&#8221;.</p>
<p>L&#8217;artista ha una mano sola, concentrata e fissata nella peri­zia, nell&#8217;uso folgorante e notturno della mano mancina. È pro­verbialmente sinistra la mano d&#8217;artista, rafforzata da una risata che isola e amplifica il gesto. Appagato dalla propria incompletez­za, l&#8217;artista perfeziona la propria mutilazione, tagliandosi, ove mai fosse cresciuta, la mano destra dentro i battenti della porta. In­somma l&#8217;artista mette la mano destra dentro la porta, che poi significa fuori dal quadro. Disarmatesi da solo, egli impedisce che la mano destra sappia quello che fa la sinistra, perdendo così ogni riserbo e lasciando impudicamente bene in vista opere fatte a arte.</p>
<p>Achille Bonito Oliva</p>
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		<title>Martina Corgnati &#8211; Verso la luna</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 23:53:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CapitanConiglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stupefacente, sensuale, sensibile. Praticamente mitico. Nel polimorfo e mutevole paesaggio dell’arte contemporanea, ConiglioViola si è conquistato una posizione unica e inconfondibile per il suo disinibito ed onesto approccio alla questione cruciale del piacere. In contrasto con buona parte degli artisti della sua generazione, e di quella precedente, che hanno messo al centro della scena l’orrore, [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.coniglioviola.com/it/martina-corgnati-verso-la-luna/' addthis:title='Martina Corgnati &#8211; Verso la luna'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stupefacente, sensuale, sensibile. Praticamente mitico. Nel polimorfo e mutevole paesaggio dell’arte contemporanea, ConiglioViola si è conquistato una posizione unica e inconfondibile per il suo disinibito ed onesto approccio alla questione cruciale del piacere.  In contrasto con buona parte degli artisti della sua generazione, e di quella precedente, che hanno messo al centro della scena l’orrore, il dolore, la morte, la politica &#8211; o nel migliore dei casi la loro parodia -  ConiglioViola non si è mai sottratto all’assunzione di una responsabilità  tradizionalissima dell’arte – quella della bellezza: eccessiva, qualche volta estatica, qualche volta sfrontata. Ma bellezza. Nel farlo ConiglioViola ha seguito da subito il suo istinto; con generosità, coraggio, quasi con abnegazione, anche quando questo istinto lo portava a mettersi seriamente nei guai.<br />
In questo percorso accidentato e pieno di imprevisti, l’arte è stata ed è ogni volta la lente che ha prodotto la rifrazione di tale istinto verso l’ampio territorio dell’estetica. Ma il raggio sorgente è sempre rimasto lo stesso: voglia, sensibilità, naso, talento, fiuto. Insomma, un potente e luminoso impulso energetico che ha sospinto un leggero e ingombrante ConiglioViola in direzione di tante emergenze del gusto appena un po’ in anticipo, cioè al momento giusto.</p>
<p>Dunque, si può dire che, pur condividendo una strategia forse non troppo diversa, la tattica che qui è in gioco sia diametralmente opposta a quella di Warhol: all’assunzione del gusto universale – o perlomeno largamente condiviso – come fosse il proprio, ConiglioViola contrappone l’assunzione plateale del gusto proprio come fosse universale. Lo fa candidamente, e a fin di bene. Perché, tanto, non c’è piacere che non sia dell’altro o almeno che non possa diventarlo.</p>
<p>Come è possibile questo? come fare ad essere tanto pieno da attrarre tutti i venti in fuga – come un ganglio di alta pressione – e al tempo stesso così vuoto che l’altro trovi sempre un proprio posto, un proprio spazio di godimento e di identificazione?   per esempio grazie al mito, dimensione par excellence sempre piena e sempre vuota, che il ConiglioViola-pensiero vuole polimorfa e onnivora come i suoi progetti realizzati fino a oggi, apertissimo e cruciale come questo momento di ripresa delle trasmissioni.</p>
<p>Nel mito prende corpo una bellezza visionaria e imprevedibile, – già sappiamo peraltro che “ sarà convulsa o non sarà ” – somministrata da ConiglioViola in base a un preciso e calcolato dosaggio che potremmo ribattezzare consapevolezza estetica; e sempre in vista di un intenso e avventuroso piacere di visione, di ascolto, qualche volta di partecipazione.</p>
<p>Una bellezza mai esclusiva: per destabilizzare le barriere di un sistema dell’arte con pretese snobistiche ed elitarie, ConiglioViola ha sciorinato negli anni uno dopo l’altro un ragguardevole numero di giochi di prestigio, di camuffamenti e di segreti tratti da mondi interattivi, musicali, teatrali, scenici, grafici, erotici; oltreché un vero e proprio attacco armato alle spese della Biennale di Venezia, tempio desiderato e vilipeso dell’arte di tutto il secolo ma, fino a lui, mai preso direttamente a cannonate da una chiatta piratesca e da un coniglio sempre carino ma aggressivo, con tanto di benda sulla fronte.</p>
<p>Provocazione dadaista e molesta? no, almeno non solo. ConiglioViola non è veramente dadaista benché possa essere capitato di pensarlo finanche a lui stesso. L’attacco dadaista accade in vista della fine dell’arte in quanto dimensione ormai consunta, esausta, superata. ConiglioViola invece lavora per un’arte della meraviglia che non si morde la coda come i cani quando girano su se stessi ma non teme di scottarsi per rinascere ogni giorno dalle proprie ceneri, come l’araba Fenice.</p>
<p>Infatti non c’è dubbio che ci siano più fenici che cani nell’albero genealogico nostro Coniglio. E magari qualche fratellino un po’ regressivo e conturbante come Paul e Elisabeth chiusi nella torre di cristallo del loro desiderio, sottratto al tempo e al divenire.</p>
<p>Questi ultimi, va detto, hanno ormai qualche annetto sulle spalle (esattamente ottanta), ma restano forse interessanti per il loro narcisismo solipsista, per la passione capricciosa e esclusiva che si consuma in un gioco di specchi sempre più avviluppato e claustrofobico, benché fragile.</p>
<p>I due, quindi, meritano forse un posto di un qualche rilievo nell’albero genealogico del nostro Coniglio che, non per nulla, si è compiaciuto di estrarre più volte dal suo magico cilindro fantasmi riflettenti e metamorfici, oppure castelli di scatole cinesi, paesaggi selvaggi di scale a pioli all’arrembaggio di altissime nuvole, quadri animati, classici, trompe l’oeil – ritratto di famiglia in un interno, nascite botticelliane – usati alla stregua di provvisori e lussuosi boudoirs.</p>
<p>Ma, come accade, nel corso del tempo è accaduta una imprevista e salutare mutazione &#8211; merito della fenice? – che ha fatto spuntare sul dorso morbido del Coniglio un provvido e opportuno paio di ali che gli hanno permesso di volarsene fuori, allo scoperto, e agire in prima persona oltre il muro, nell’aria per le strade di fuoco che alle volte attraversano il mondo. Oppure all’occorrenza addirittura di volarsene via, portato dal vento, vers la lune, una voluminosa e magnetica luna piena come il destino. E poi ? non è dato saperlo. Tanto il cielo per il momento non finisce. E il volo continua.</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Martina Corgnati</strong></em></p>
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		<title>Laura Serani &#8211; Siamo romantici</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 23:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CapitanConiglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con un posizionamento unico sulla scena artistica contemporanea, lanciati in sempre nuove acrobatiche imprese fatte di poesia e immaginazione ludica gli artisti di ConiglioViola, fuori da qualsiasi schema, sembrano gli eredi dello spirito surrealista e futurista. Nello stesso modo e con la stessa libertà amano &#8220;la confusione&#8221; dei generi, dei linguaggi e delle discipline. Al [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.coniglioviola.com/it/laura-serani-romantici/' addthis:title='Laura Serani &#8211; Siamo romantici'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con un posizionamento unico sulla scena artistica contemporanea, lanciati in sempre nuove acrobatiche imprese fatte di poesia e immaginazione ludica gli artisti di ConiglioViola, fuori da qualsiasi schema, sembrano gli eredi dello spirito surrealista e futurista. Nello stesso modo e con la stessa libertà amano &#8220;la confusione&#8221; dei generi, dei linguaggi e delle discipline. Al tempo stesso creatori e interpreti, registi e performers, mescolano i ruoli, le epoche, le fonti d’ispirazione e i mezzi espressivi per dar vita, grazie anche a strane alchimie consentite dalle nuove tecnologie, ad opere &#8220;ibride e fluide&#8221;, tasselli di un universo fantasista e fantastico, falsamente naïf.</p>
<p>E’relativamente raro nei lavori dei giovani artisti di oggi trovare un’attenzione costante verso il passato. Paradossalmente ciò accade proprio ad opera di &#8220;quelli&#8221; di  ConiglioViola, i più fu/turistici e tecnologici tra tutti, interpreti originali della rivoluzione virtuale che peraltro si ispirano al passato, più o meno recente, rielaborandolo ingegnosamente. Espressione della nostra contemporaneità, mixano musica, fotografia, video, ma restano risolutamente nostalgici come tutti i loro lavori confermano, a cominciare da <a href="http://www.coniglioviola.com/it/romantici/">Romantici</a>.</p>
<p>A prima vista, <em>Romantici</em> appare come una variante di una fotografia di famiglia di fine Ottocento, rivisitata con umore gentile, in omaggio à Niépce e a Daguerre. Ma immediatamente l’immagine é scossa da impercettibili, poi più evidenti, movimenti dei personaggi davanti alla macchina fotografica. In una sorta di semantica, i corpi esprimono ciascuno il proprio disagio nell’attesa, che si sa lunga nel caso della posa per un dagherrotipo. Questa lentezza allora necessaria, di cui ormai si é liberata la fotografia, é restituita dal ricorso al video che propone in backstage la realizzazione dell’immagine finale, in un gioco senza frontiere temporali tra tecniche e supporti. Le riprese genereranno così una sorta di clip, in cui la musica allevia lo scorrere lento del tempo e le parole interagiscono a meraviglia con le immagini. E il tutto riporta alla complessità dell’universo di ConiglioViola dove é difficile individuare la genesi dei progetti, concettuale, musicale o visiva e delle idee che si declinano come in un caleidoscopio.</p>
<p>Della versione originale della canzone Romantici (hit di Sanremo ’82 e genere prediletto da ConiglioViola, spesso dedito alla riscoperta di perle della cultura popolare) esiste un filmato, un clip d’epoca, dove Viola(!) Valentino in un lungo piano sequenza  davanti alla telecamera fissa, esegue une serie di movimenti in totale decalage col testo e la musica. La frontalità e la gestualità impacciata e improbabile dei primi clip fanno eco a quelle dei dagherottipi dove la riuscita dell’immagine non era tanto dovuta al caso, come a volte per le instantanee, o all’istante decisivo di Cartier Bresson, ma piuttosto alla pazienza e all’abilità a posare, la capacità a sostenere a lungo quello sguardo fisso e insistente della camera che ha il compito d’immortalare l’attimo.</p>
<p>Torniamo all’immagine, guardando ancora meglio, la somiglianza dei personaggi in posa appare ben più manifesta di quella che, cercando bene, si riesce a fatica a trovare di solito nelle foto di famiglia. E uno stesso attore si rivela rivestire i vari ruoli, mettendosi così in gioco quale parte integrante dell’opera, come spesso nei loro interventi di autori/artisti/attori. Identità, percezione, oggettività: gli Uno, nessuno, centomila di Pirandello in posa uno accanto all’altro. Ognuno/lo stesso nel suo ruolo compenetrato: mantenere l’equilibrio, trovare l’adeguata postura, un dignitoso contegno e il modo di tenere la fatidica borsetta. Consci di posare per l’eternità, tutti responsabili del risultato finale eccetto il gatto, da tenere abilmente a bada, ignaro dell’importanza dell’evento.</p>
<p>Di evento certo si trattava, quando le foto di famiglia innovative e rare, erano un appuntamento importante e un cerimoniale rapidamente diventato rituale. Quando non si andava a posare nei ricercati decori in studio, si convocava il fotografo e ci si ritrovava davanti a lui nel salotto buono, tutti vestiti a festa. In <em>Romantici</em>, la foto appesa alla parete, dove il bebè, ancora non era, é al tempo stesso <em>clin d’œil </em>alla ripetitività del rituale e <em>mise en abîme</em>.</p>
<p>E’ pensiero condiviso che le più belle fotografie sono le fotografie di famiglia. I signori pirati di ConiglioViola lo sanno e non fanno che cercare, inventarsi e ricostruire famiglie da fotografare. Non sono mai soli, grazie ad appartenenze culturali o storiche, su sfondo di zapping epocale e cronologico, di mixage linguistico e tecnologico. In un gioioso melange di referenze agli archetipi della storia dell’arte o della cultura popolare, dalla pubblicità alle canzonette di successo o al mondo delle fiabe, continuano il loro viaggio nel tempo con intelligenza, ironia, una poesia da filastrocche infantili e, non ultimo, un effervescente spirito di provocazione. La loro evoluzione, del tutto sorprendente, fa pensare che il viaggio sia solo agli inizi…</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Laura Serani</em></strong></p>
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		<title>Massimiliano Finazzer Flory &#8211; ConiglioViola al PAC</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 00:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CapitanConiglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chissà se non attraverserò il mondo sino ad arrivare agli uomini che vivono a testa in giù? Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie L’arte contemporanea da sempre offre un doppio motore fatto di identità e alterità per il movimento della città attraverso l’esercizio dell’ascolto e dell’interrogazione radicali dello spazio in cui viviamo. In questa [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.coniglioviola.com/it/massimiliano-finazzer-flory/' addthis:title='Massimiliano Finazzer Flory &#8211; ConiglioViola al PAC'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><strong>Chissà se non attraverserò il mondo sino ad arrivare agli uomini che vivono a testa in giù?<br />
<em>Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie</em></strong></p>
<p>L’arte contemporanea da sempre offre un doppio motore fatto di identità e alterità per il movimento della città attraverso l’esercizio dell’ascolto e dell’interrogazione radicali dello spazio in cui viviamo. In questa prospettiva il ruolo dell’arte può essere davvero strategico. Da un lato procura alle tensioni sociali schermi su cui proiettare idee, istinti e proteste; dall’altro raccoglie e trasmette una condizione culturale libera e topica, non rinvenibile nel sistema di un certo  mercato dell’arte subordinato ai propri “centri di potere”.</p>
<p><span id="more-45"></span></p>
<p>Da qui trae spunto la nostra volontà di confrontarsi creativamente durante la Giornata del Contemporaneo, indetta dall’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Con il PAC, infatti, ospitiamo una singolare e provocatoria antologica di ConiglioViola.</p>
<p>Il caso di ConiglioViola con la sua storia atipica di marchio artistico che spazia dalla video arte, al teatro sperimentale, alla fotografia, alla performance, alla Rete rappresenta la possibilità di contaminare le architetture culturali con lavori spiazzanti e “meta-opere” capaci di indurre implicazioni ed esperienze simboliche perturbanti.</p>
<p>Sono un pirata / Sono un signore il titolo della mostra che rievoca l’attacco pirata alla Biennale di Venezia del 2007 e mantiene intatta, fin dal nome, la carica eversiva di ConiglioViola che intende condurre il visitatore in “una specie di operazione magica” dal valore iniziatico per oltrepassare una soglia chiusa ma pur sempre “apribile”.</p>
<p>Ma per creare mondi condivisibili occorre spingersi oltre lo specchio e attraversarlo. Come? Scriveva Lewis Carroll: senza timore, rovesciando il proprio punto di vista, perché ogni cosa potrebbe essere il suo contrario.</p>
<p>L’apparente non-sense si trasforma in una più profonda ricerca di senso, non priva di risvolti psicanalitici e sociali.</p>
<p>Il percorso artistico di ConiglioViola si apre al pubblico nelle sue molteplici sfaccettature, da quelle notturne, fantastiche, ombrose a quelle più malinconiche, enigmatiche o “pop”. Per coinvolgere i visitatori in un progetto di più ampia discussione sul ruolo dell’arte contemporanea. Per scoprire un ritratto d’artista che vive in prima persona con tutte le conseguenze la scomoda posizione del “borderline”, ma irrinunciabile (anche per me), di chi non si trova mai né completamente dentro, né completamente fuori, alla ricerca di una prospettiva differente sulle cose. Nel segno dell’indaco, del colore viola, di un tono dell’anima che sente il dovere di uno sguardo trasversale pur sempre guidato, tuttavia, da un inatteso che inquieta e fa pensare.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Massimiliano Finazzer Flory<br />
<em>Assessore alla Cultura del Comune di Milano</em></strong></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
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		<title>Tommaso Labranca &#8211; Coniglio Viola Valentino</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 23:39:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CapitanConiglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Viola Valentino nell’opera di ConiglioViola non è il semplice oggetto di un hommage né di una insostenibile presa in giro altezzosa della cultura popolare per ammiccare a un pubblico fintamente raffinato. Viola Valentino e Berté, Marcella, Alice, Milva sono come i treni sullo sfondo dei quadri di De Chirico o come i pagliacci in quelli [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.coniglioviola.com/it/tommaso-labranca-coniglioviolavalentino/' addthis:title='Tommaso Labranca &#8211; Coniglio Viola Valentino'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Viola Valentino nell’opera di ConiglioViola non è il semplice oggetto di un hommage né di una insostenibile presa in giro altezzosa della cultura popolare per ammiccare a un pubblico fintamente raffinato. Viola Valentino e Berté, Marcella, Alice, Milva sono come i treni sullo sfondo dei quadri di De Chirico o come i pagliacci in quelli di Picasso.</p>
<p>Le dive-cantanti sono elementi reali del quotidiano, trasognati dagli artisti e quindi inseriti di peso nell’opera d’arte. Perché ognuno rappresenta o narra ciò che ha intorno e quando gli scrittori di Bagnacavallo si stancano di narrare il borgo natio e si trasferiscono con la mente a Zurigo, fanno delle figuracce perché a Zurigo non sono mai stati e la descrivono come Bowie descriveva il freddo di Varsavia stando nel tepore di uno studio di registrazione dentro un ricco castello francese, con poche idee che galleggiavano su una Vistola manierata.</p>
<p>Ai critici però piacciono queste elucubrazioni storico-geografiche pasticciate, ma che nobilitano un quotidiano che essi odiano. E piacciono ancora di più quando possono versarvi sopra la salsa della psicanalisi. Sotto la spinta, magari, di un annoiato professore di filosofia, uno che avrebbe voluto scrivere testi importanti e invece era costretto a insegnare al liceo Bartoletti per mantenere la famiglia. Questo cattivo maestro un giorno accennò alla Psicopatologia della vita quotidiana di Freud. Il critico era nei primi banchi ad ascoltarlo, mentre il resto della classe giocava al Fantacalcio. Forse in quel momento la vita quotidiana, fatta di noia e calcio, assunse per lui valori negativi, al punto da divenire psicopatica. Il cattivo professore passò un’altra mattinata illustrando il quadro di Leonardo in cui si individua la sagoma di un uccello. Da allora il critico ha iniziato a vedere ogni opera d’arte come un gioco enigmistico. Tipo: riempite gli spazi contrassegnati da un puntino e qualcosa apparirà.</p>
<p>La cosa è peggiorata quando molti giovani artisti si sono accorti di questa tendenza e hanno capito che il modo migliore per conquistare la Critica Psicopatologica era diventare psicopatologici a loro volta. Così hanno iniziato a inserire volatili capovolti nascosti nelle loro opere. Tutti contenti dunque. I critici felici ogni volta che risolvono il gioco enigmistico, gli artisti felici perché elevati al ruolo di nevrotici e i galleristi felici perché grazie a queste patologie fanno più soldi degli psicanalisti lacaniani.</p>
<p>Invece Viola Valentino nelle opere di ConiglioViola non ha rimandi psicoanalitici nascosti. Viola è come la Rosa di Gertrude Stein: è una Viola è una Viola è una Viola. Guarda caso, proprio quella Stein che racconta di quando insieme a Picasso e ad altri scrocconi di via de Fleurus andò una sera a vedere il circo Medrano a Parigi. Ne furono entusiasti al punto che Picasso ricomincò a dipingere pagliacci, come già aveva fatto in Spagna, attingendo a un entusiasmo nato nel quotidiano e non nei meandri della psicoanalisi. Allo stesso modo in cui ConiglioViola attinge a un quotidiano infantile di venti anni fa, ai gusti musicali di sorelle maggiori che seguivano nei Festivalbar le dive del tempo, che allora apparivano irraggiungibili. E che oggi magari sono presenti nelle rubriche dei cellulari di Brice Coniglio. Ma la vicinanza non ne sminuisce la portata storica perché sono sempre state così: dive lontane ma, allo stesso tempo, «familiar in his mouth as household words», come dice Shakespeare nell’Enrico V.</p>
<p>Le dive-cantanti di ConiglioViola sono infatti un elemento household, casalingo, oggetto di conversazioni familiari a tavola con le sorelle, fan scatenate. Così come i treni di De Chirico erano oggetto delle conversazioni familiari a tavola con il padre, ingegnere ferroviario.</p>
<p>Treni, pagliacci e cantanti che non sono frutti di Seelenkrankheiten, ma visioni del quotidiano. C’è però un livello successivo che rende magici quegli elementi quotidiani, che li fa diventare arte e non solo perché vengono esposti in un museo. È la capacità trasfigurativa dell’artista che sa individuare nelle cose anche più banali aspetti che i non-artisti non riescono a vedere.</p>
<p>Le dive-cantanti di ConiglioViola vengono elevate a potenza quando sono cristallizzate nella perfezione del loro massimo splendore, avvolte nell’ambra del ricordo che non le fa invecchiare. Scompaiono i difetti dei vestiti, le stonature di qualche esibizione dal vivo, la confusione dei cavi sul palco, il sudore. L’intervento tassodermico di ConiglioViola toglie all’animale che videoimpaglia ogni sgradevolezza. Tutto diventa magico, luccicante, perfetto. È un intervento facile, in fondo, perché già il materiale originario grondava fantasia. Le dive-cantanti dei primi anni Ottanta erano maschere che si rinnovavano a ogni stagione. «Che look presenterà la Berté quest’estate?», ci si domandava con ansia prima di addormentarsi. E si restava incantanti di fronte a una Loredana vestita da pirata o da suora, alla Factory di Warhol o sotto una cascata. Davanti a una Rettore che di anno in anno era protagonista di un morphing che da extraterrestre la mutava in kamikaze la mutava in cantante del west. Decenni dopo ci fa ridere vedere Madonna che rifà le stesse cose della diva di Castelfranco Veneto. Ma lo fa con più soldi e quindi riesce ad arrivare anche in Indonesia, mentre per Rettore già il Canton Ticino era una conquista. Purtroppo l’Italia ha perso il predominio artistico nel mondo sin dal XVII secolo.</p>
<p>A differenza delle normali opere tassodermiche, però, quelle di ConiglioViola non sono malinconiche. Una volpe impagliata, con la zampa sollevata a fingere una patetica vitalità e gli occhi di vetro che non tradiscono paura né furbizia, è triste. L’imbalsamazione digitale della Milva 1982 ne immilla invece lo splendore originario. Splendore ancora più abbacinante se lo si raffronta a quello che è venuto dopo. Negli anni Ottanta la Diva era la cantante pop mutevole, trasformista, sorprendente. Nel decennio successivo la Diva assunse le forme stucchevoli, capricciose e arroganti delle top model riunite come per una foto scolastica in un video di George Michael. E dieci dopo ancora le Dive che fanno sognare gli onanisti da chat sono le vuote soubrettine televisive, le veline esplosive, le conduttrici in minigonna e tacco a spillo, le frequentatrici di professione della Costa Smeralda, tutte così sovrapponibili e inutili. E cosa succederà negli anni Dieci, quando le immaginifiche dive-cantanti degli Ottanta cozzeranno con le loro discendenti, verosimilmente le sportive, nuotatrici in testa?</p>
<p>In fondo non ci interessa. Per alcuni di noi il divismo continuerà a essere quello che vedevamo sul palco di Sanremo o nei primi luccicanti varietà Mediaset tra il 1978 e il 1985. Vivremo imbalsamati anche noi, fissando in loop queste dive-cantanti altrettanto imbalsamate nei file .avi, mentre fuori il mondo andrà avanti senza il nostro contributo.</p>
<p>Tommaso Labranca</p>
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		<title>Antonio Arevalo &#8211; Qui ogni pensier viola</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 23:51:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CapitanConiglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lui è conosciuto come “ConiglioViola”. Mi si mostra nella sua totale fragilità e concretezza. “Sono un pirata, sono un signore”, dice. Strano tipo, penso, mi assomiglia, chiude una storia e si vuole creare tutte le condizioni per aprirne un’altra. Conosco la sua opera, ma soltanto una piccola parte. Lui mi fa vedere tutto in pochissimo [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.coniglioviola.com/it/antonio-arevalo-qui-ogni-pensier-viola/' addthis:title='Antonio Arevalo &#8211; Qui ogni pensier viola'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lui è conosciuto come “ConiglioViola”. Mi si mostra nella sua totale fragilità e concretezza. “Sono un pirata, sono un signore”, dice. Strano tipo, penso, mi assomiglia, chiude una storia e si vuole creare tutte le condizioni per aprirne un’altra. Conosco la sua opera, ma soltanto una piccola parte. Lui mi fa vedere tutto in pochissimo tempo. In un lampo di tempo. Avrò il decoder mentale per tradurre tutto ciò?</p>
<p>Cerco di taggare la sua figura, le immagini che mi mostra.</p>
<p>Brice è portatore di una vocazione capace di un&#8217;enorme libertà e incessante sperimentazione in materia di forme espressive, folli enigmi che cifrano il mistero di un giardino incantato, parto di una mente al di fuori del comune e tentata dal bizzarro come sistema di vita e filosofia.</p>
<p>&#8230;Il Signore di Bomarzo. Non so perché, ma il link mi viene naturale, cerco di collegarlo con quella figura, legata alla realizzazione di una delle opere più originali dell&#8217;epoca del manierismo, il Sacro Bosco di Bomarzo, non lontano da Viterbo. L&#8217;interpretazione di ogni scultura, architettura o epigrafe, presente nel parco secondo un disegno simbolico, passa attraverso la rappresentazione di tutte le parti del mondo conosciuto, qui presenti ad auspicare il diffondersi della fama del Sacro Bosco, ed altre figurazioni che esprimono la concezione per la vita, la morte e l&#8217;Aldilà. Caratterizzato dalle statue gigantesche e misteriose che lo popolano, è in realtà una creazione frutto della volontà e del gusto, intese come ricerca del piacere, come sommo scopo della vita: “<em>voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son faccie horrende, elefanti, leoni, orchi et draghi</em>” .</p>
<p>Questo è lo stesso effetto che in me produce tutta l’opera di ConiglioViola: “<em>Tu ch&#8217;entri qua con mente parte a parte et dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o pur per arte</em>”.</p>
<p>ConiglioViola usa la sua forza iconografica per rappresentare in maniera ironica un mondo di favole e mostri contemporanei. Eroi tragici, e ancora figure simboliche altisonanti e cariche di storia, splendide e mistiche, teneri esorcismi: una minima mitologia autobiografica a cui appartengono le elaborazioni virtuali dei corpi.</p>
<p>Meraviglia e smarrimento, sogno, fantasia e azzardo, dono della profezia e della capacità di cambiare forma a suo piacimento.</p>
<p>ConiglioViola crea il suo studio predisponendo efficaci scenografie, statue colossali e boschi dove l’acqua scrosciante e il vento sono musiche naturali e non soltanto canzonette. Ed è qui che ci si i sofferma a guardare: una vera e propria “regia delle emozioni”.</p>
<p>A Bomarzo, con una luce morbida, quando la stagione esplode col verde più acceso, le creature di pietra sembrano senza passato, fuori del tempo, quasi a sfidare l’angoscia delle abitudini. Il gigante nell’atto di squartare un malcapitato. L’elefante nell’atto di sollevare un guerriero. L’enorme tartaruga che sostiene la minuta figura di donna col piede posato su di una sfera. Una popolazione surreale e bizzarra fatta di fiere terrificanti, giganti, divinità pagane, orsi e draghi. Fantasia sfrenata che disdegna qualsiasi regola. La grande bocca aperta e le vuote orbite dell’Orco celano l’amara sentenza “<em>qui ogni pensier vola</em>”, una stanza con sedili e la tavola intagliata nella pietra. Non c’è nulla di mostruoso se non stravolgimento delle proporzioni, divagazioni stravaganti e sfrenate fantasie per sedare l’urgenza dell’espressione. Lungo il percorso visioni spaventose si alternano a quelle allettanti di ninfe e sirene dai volti straordinariamente belli. Con questa romantica costruzione d’intonazione classica, Vicino Orsini, signore di Bomarzo, volle ricordare la moglie Giulia.</p>
<p>Il signore dei Conigli vuole invece ora chiudere e riaprire il sipario, dove il canto continua come un inno all’amore, una fuga dai mostri del parco e da quelli interiori, dove finalmente “<em>ogni pensier viola</em>”.</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Antonio Arevalo</strong></em></p>
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