Antonio Arevalo – Qui ogni pensier viola

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Lui è conosciuto come “ConiglioViola”. Mi si mostra nella sua totale fragilità e concretezza. “Sono un pirata, sono un signore”, dice. Strano tipo, penso, mi assomiglia, chiude una storia e si vuole creare tutte le condizioni per aprirne un’altra. Conosco la sua opera, ma soltanto una piccola parte. Lui mi fa vedere tutto in pochissimo tempo. In un lampo di tempo. Avrò il decoder mentale per tradurre tutto ciò?

Cerco di taggare la sua figura, le immagini che mi mostra. ConiglioViola è portatore di una vocazione capace di un’enorme libertà e incessante sperimentazione in materia di forme espressive, folli enigmi che cifrano il mistero di un giardino incantato, parto di una mente al di fuori del comune e tentata dal bizzarro come sistema di vita e filosofia.

…Il Signore di Bomarzo. Non so perché, ma il link mi viene naturale, cerco di collegarlo con quella figura, legata alla realizzazione di una delle opere più originali dell’epoca del manierismo, il Sacro Bosco di Bomarzo, non lontano da Viterbo. L’interpretazione di ogni scultura, architettura o epigrafe, presente nel parco secondo un disegno simbolico, passa attraverso la rappresentazione di tutte le parti del mondo conosciuto, qui presenti ad auspicare il diffondersi della fama del Sacro Bosco, ed altre figurazioni che esprimono la concezione per la vita, la morte e l’Aldilà. Caratterizzato dalle statue gigantesche e misteriose che lo popolano, è in realtà una creazione frutto della volontà e del gusto, intese come ricerca del piacere, come sommo scopo della vita: “voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son faccie horrende, elefanti, leoni, orchi et draghi” .

Questo è lo stesso effetto che in me produce tutta l’opera di ConiglioViola: “Tu ch’entri qua con mente parte a parte et dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o pur per arte”.

ConiglioViola usa la sua forza iconografica per rappresentare in maniera ironica un mondo di favole e mostri contemporanei. Eroi tragici, e ancora figure simboliche altisonanti e cariche di storia, splendide e mistiche, teneri esorcismi: una minima mitologia autobiografica a cui appartengono le elaborazioni virtuali dei corpi. Meraviglia e smarrimento, sogno, fantasia e azzardo, dono della profezia e della capacità di cambiare forma a suo piacimento.ConiglioViola crea il suo studio predisponendo efficaci scenografie, statue colossali e boschi dove l’acqua scrosciante e il vento sono musiche naturali e non soltanto canzonette. Ed è qui che ci si i sofferma a guardare: una vera e propria “regia delle emozioni”.

A Bomarzo, con una luce morbida, quando la stagione esplode col verde più acceso, le creature di pietra sembrano senza passato, fuori del tempo, quasi a sfidare l’angoscia delle abitudini. Il gigante nell’atto di squartare un malcapitato. L’elefante nell’atto di sollevare un guerriero. L’enorme tartaruga che sostiene la minuta figura di donna col piede posato su di una sfera. Una popolazione surreale e bizzarra fatta di fiere terrificanti, giganti, divinità pagane, orsi e draghi. Fantasia sfrenata che disdegna qualsiasi regola. La grande bocca aperta e le vuote orbite dell’Orco celano l’amara sentenza “qui ogni pensier vola”, una stanza con sedili e la tavola intagliata nella pietra. Non c’è nulla di mostruoso se non stravolgimento delle proporzioni, divagazioni stravaganti e sfrenate fantasie per sedare l’urgenza dell’espressione. Lungo il percorso visioni spaventose si alternano a quelle allettanti di ninfe e sirene dai volti straordinariamente belli. Con questa romantica costruzione d’intonazione classica, Vicino Orsini, signore di Bomarzo, volle ricordare la moglie Giulia.

Il signore dei Conigli vuole invece ora chiudere e riaprire il sipario, dove il canto continua come un inno all’amore, una fuga dai mostri del parco e da quelli interiori, dove finalmente “ogni pensier viola”.

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